Pd, Franceschini si candida In campo anche Bersani: scontro

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Il segretario non sarà soltanto un traghettatore. Sfida l'ala diessina. <em><a href="/a.pic1?ID=361397" target="_blank"><strong>Retroscena</strong></a></em>/Il videomessaggio fa infuriare gli ex Ds
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Roma - Doveva essere solo un traghettatore. Portare il Pd ridotto in frantumi dalle sconfitte di Veltroni al congresso di ottobre. Disse: "Pochi mesi e mi farò da parte". Invece si candiderà. L'ex Dc Dario Franceschini c'ha preso gusto, forse per le numerose (anche se solo millantante...) vittorie sul Pdl. "Mi candido per portare il Pd nel futuro e per non tornare indietro". Con queste parole, registrate con un messaggio-video sul suo sito, il segretario annuncia la sua candidatura alla leadership del partito in vista del congresso di ottobre. E si apre già il braccio di ferro con l'ala diessina del partito: Massimo D'Alema per interposta persona di Pierluigi Bersani, che oggi dovrebbe annunciare la sua candidatura alla segreteria.

Tra Prodi e la Serracchiani "Ascolterò chi ha avuto ruoli di responsabilità nel governo e in politica dal ’96 a oggi, ma ho intenzione di investire in una nuova squadra di donne e uomini cresciuti nella militanza: sindaci, amministratori, segretari locali, coordinatori di circolo. Fuori da ogni vecchio schema, fuori da ogni superata appartenenza. Non farò nessun accordo di palazzo, nessuno scambio di incarichi tra big nazionali, nessun patto, non ci sarà nessuna garanzia per nessuno". Così il segretario del Pd annunciando sul web la sua candidatura spiega i termini della sua discesa in campo per il congresso di ottobre.

Nuove alleanze Franceschini, annunciando la sua candidatura, descrive il partito che vuole costruire: "Un partito che comincia a lavorare con pazienza e tenacia per costruire una nuova alleanza, un’alleanza non solo per battere la destra ma per governare efficacemente". Un partito, prosegue Franceschini nel videomessaggio, "pronto a confrontarsi, nella chiarezza e nella distinzione dei ruoli, perché il parlamento metta in campo misure per sostenere la crisi ma disponibile al confronto immediato sulle riforme strutturali indispensabili per l’economia e il sistema paese".

Missione compiuta "Oggi potrei dire missione compiuta, abbiamo arginato la destra e ridato futuro al progetto del Pd - prosegue Franceschini -. Sono stato chiamato a guidare il Pd quattro mesi fa in un momento difficile, quando il progetto sembrava inesorabilmente destinato a fallire anche a causa delle divisioni tra dirigenti. Invece tutti si sono rimboccati le maniche e capito che la nostra litigiosità avrebbe consegnato alla destra il Paese. E così abbiamo cominciato a parlare dei problemi degli italiani, abbiamo avanzato proposte per chi è in difficoltà davanti alla crisi, abbiamo alzato la voce per denunciare assenze e falsità del governo. Prima del 5 giugno avevamo un Pdl al 45%, le città più importanti in mano alla destra e un Pd piegato e umiliato. Ora il quadro è profondamente cambiato: in un Europa attraversata purtroppo da un impetuoso vento di destra, il Pdl dopo un solo anno di governo arretra; il Pd è lontano dal risultato dell’anno scorso, ma vince in città e province in tutta Italia, e diventa il primo partito per consensi nel campo riformista in Europa e promuove l’Alleanza dei progressisti".

Avanti i giovani "Quando Berlusconi sarà solo un ricordo lontano e triste, il Pd sarà ancora un giovane partito" attacca Franceschini nel video-messaggio. "Abbiamo molte cose da fare e molte idee da realizzare e oggi possiamo ripartire. In appena 4 mesi abbiamo dimostrato che possiamo battere la destra, una destra così lontana dall’Europa, dalla moderazione, dalla concretezza. Ci aspetta un lungo cammino forse i 4 anni dell’intera legislatura. Passeremo vittorie e sconfitte, speranze e delusioni, ma non ci fermeremo".

Latorre attacca: amareggiati dalle sue parole "Le parole di Franceschini che ha detto 'mi candido per non tornare indietro' lasciano un po' amareggiati. Abbiamo bisogno di un congresso che parli all'Italia, di un confronto trasparente e costruttivo. Non è un buon inizio impostarlo contro un passato che ha avuto luci ed ombre e di cui Franceschini è stato uno dei principali protagonisti". Lo ha detto Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, ai microfoni del Tg2, commentando il discorso con cui Dario Franceschini si è oggi ricandidato alla guida del Pd. "C'é bisogno di rinnovamento - ha detto ancora Latorre - di una nuova classe dirigente e soprattutto di un grande progetto politico".

Bachelet: "Vuol tornare ai danni del Lingotto?" "In molti abbiamo, come Franceschini, amato il partito democratico anche quando, sotto la guida di Veltroni e sua, inciampava e sbagliava. In molti, come Franceschini, siamo convinti che il Pd vivrà per decenni e sarà il partito dei nostri figli e nipoti. Desideriamo, però, che il Pd sia il partito non solo dei nostri figli e nipoti, ma magari anche nostro; che smetta al più presto di inciampare e sbagliare". Il deputato Pd Giovanni Bachelet, di area bindiana, definisce "sorprendente che, nel candidarsi, Franceschini non abbia chiarito il punto chiave: se cioé intenda perseverare nella recente conversione, che ha limitato i danni alle Europee, o invece tornare allo 'spirito del Lingotto', che ci ha portato alla catastrofe del 2008".

Cofferati: candidatura positiva "E' positiva la conferma della candidatura di Franceschini a segretario del Partito Democratico. In questa fase serve continuità ed è importante riunificare le diverse sensibilità per riprendere il cammino dell'attuazione del progetto del Pd", sostiene invece Sergio Cofferati, neo parlamentare europeo. "Dunque è necessario come peraltro già annunciato dallo stesso segretario-candidato, passare rapidamente alla definizione del documento programmatico - prosegue Cofferati - che, a mio parere, deve rendere visibile e credibile la costruzione di un partito di massa diffuso e capillare. Solo un radicamento esteso garantisce la possibilità di interloquire e rappresentare le varie esigenze della società italiana. Nel documento deve trovare primario rilievo il lavoro e il suo valore sociale, in tutte le diverse accezioni della storia riformista". "Deve essere visibile anche un netto profilo di sinistra - conclude l'ex sindaco di Bologna - sostenuto da politiche di riformismo forte nei suoi valori passati e tuttora vivissimi come la giustizia, l'equità sociale e la solidarietà".