Il Pd ha il coraggio di puntare sui trentenni Perché il Pdl no?

(...) Oltre a qualche torto (le esternazioni dei giorni scorsi restano comunque eccessive e ingenerose), Enrico Musso ha il merito di porre il problema della guida del partito.
Il punto è che Musso (così come Susy De Martini alle Europee che, però, rispetto a lui ha il merito di aver raccolto moltissime preferenze, sia pure perché il suo nome era sotto la lista berlusconiana, come hanno dimostrato le successive regionali) è un effetto della gestione del partito in cui le decisioni erano centralizzate. La presenza di Scajola in Liguria ha avuto il grandissimo merito di tenere il partito coeso sotto un padre-padrone che ha evitato la frammentazione in correnti e correntine, ma anche il grandissimo limite di una gestione del partito monocratica o di pochissimi. E non sempre le ciambelle riescono col buco: alle politiche è andata benissimo - anche, occorre riconoscerlo, grazie alla candidatura di Musso che ringraziamo per avere accolto le nostre richieste sia sulla permanenza nel partito, sia sul caso Fini, dimostrando una volta di più di meritare la stima oltre alle critiche - in altre occasioni meno. Soprattutto, si sono privilegiati i nuovi arrivi rispetto a chi ha sempre lavorato per i moderati senza chiedere nulla in cambio. E gli elettori sono nettamente migliori degli eletti. I risultati si vedono.
Per onestà, occorre dire che in tanti hanno sottovalutato questi errori. Noi spesso (non sempre, nessuno è perfetto, sono patetici quelli che dicono di aver sempre ragione) li abbiamo urlati, spesso nel deserto di un Pdl troppo impegnato ad ascoltare gli intellettuali dei salotti buoni. In pochi hanno alzato la voce: Alberto Gagliardi, a cui va dato atto di aver detto molto prima degli altri che era tutto sbagliato e tutto da rifare, sia pure con i suoi metodi un po’ troppo ruvidi che fanno passare il merito in secondo piano; Lorenzo Zito, che in Provincia si è fatto il gruppo di Forza Italia senza mai una polemica o una parola fuori posto; il documento degli uomini di Pierluigi Vinai nei giorni scorsi, molto duro e diretto anche se forse troppo strappacore nella parte «Claudio torna».
Errori ne sono stati fatti anche quando Claudio c’era. Se si nega questo, non si va da nessuna parte. Poi, a queste latitudini, era quello messo meglio nella politica, non solo locale, senza alcun confronto. Ma questo non basta a dire che Scajola è perfetto.
Detto questo, credo che occorra voltare pagina. Credo che serva un partito in mano a facce nuove e giovani.
Non credo ci sia nulla o quasi da imparare dal Pd, ma forse la scelta dei quadri sì: lì hanno un ottimo segretario regionale come Lorenzo Basso, faccia pulita e cuore pure, persino quando dice sciocchezze; un segretario cittadino come Victor Rasetto; esponenti della minoranza come Simone Mazzucca e Alberto Villa; il tesoriere Giovan Battista Raggi, assessore a Santa Margherita Ligure talmente bipartisan da aver preso voti anche nel nostro gioco sul sindaco da parte di lettori che lo apprezzano.
In media hanno poco più di trent’anni a testa. Sarebbe un buon ri-inizio anche per il Pdl.