Per il Pd i clandestini non c’entrano: "Tutta colpa della Lega"

Il centrodestra smentisce le accuse di Bersani. La Gelmini: "Fallita
l’idea di falsa integrazione della sinistra». La Russa: "Avanti col
rigore"

Roma Folgorato da un improvviso accesso di «dipietrismo», Pierluigi Bersani non fa passare nemmeno un giorno dalla richiesta di dimissioni recapitata a Guido Bertolaso e raddoppia: sparando ad alzo zero contro il governo sul caso-Milano. Dopo aver parlato di «cosa gravissima», il leader del Pd ha attaccato in particolare il Carroccio: «Mi ha fatto impressione sentire le alte grida di esponenti della Lega. Ma di cosa stiamo parlando? Governano loro, il Paese, la Regione, la città. Si prendano carico del fatto che è fallita una politica sia di integrazione sia di sicurezza. E non scarichino le responsabilità». Parole di fronte alle quali quelle di Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv, sembrano una copia-carbone sbiadita: «Fino a che si utilizzeranno gli immigrati come un argomento di propaganda, come fa la Lega, non riusciremo mai a creare delle vere politiche di accoglienza e integrazione necessarie nel mondo attuale, così come più volte riconosciuto anche da alti esponenti della Chiesa cattolica».
Incredibile: Bersani che scavalca Di Pietro, il Pd che ruba il megafono all’Italia dei Valori. Ebbene sì: rimesso nel fodero il fioretto, il leader del Pd chiede a Wilma la clava. Ma quando uno parte a testa bassa non può mica ricordarsi tutto. Prendi il fatto che il centrosinistra ha per anni praticato il vivi e lascia vivere nei confronti degli immigrati: Bersani glissa, ma nel centrodestra in tanti si iscrivono a parlare per rinfrescargli la memoria. «Le parole di Bersani sui gravissimi fatti di Milano - parte Daniele Capezzone, portavoce del Pdl - non sono serie, e confermano la debolezza e il lassismo della sinistra sui temi della sicurezza e dell’immigrazione clandestina». Peccato anche di ignoranza. «La sinistra italiana - aggiunge Capezzone - non ha imparato nulla neppure dalle esperienze delle sinistre europee di governo: Tony Blair è stato il primo a inaugurare una linea molto dura contro il crimine urbano e Zapatero attua una linea molto rigorosa contro l’immigrazione clandestina e illegale. E invece il Pd italiano, su entrambi i temi, mantiene una linea ambigua e inaffidabile». Rimanda al mittente l’accusa di bancarotta il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: «Il fallimento certificato è quello dell’idea di falsa integrazione della sinistra, secondo cui chiunque, senza nessuna garanzia sulla propria condotta, avrebbe il diritto di entrare in Italia».
Non indietreggia di un passo sulla strada della legalità e delle regole Ignazio La Russa, ministro della Difesa: «Occorre il massimo rigore contro l’immigrazione clandestina proprio per garantire gli immigrati regolari. Contro chi dice più vengono e meglio è ci batteremo senza esagerazioni ma senza recedere di un millimetro». La Russa però vede un aspetto positivo nella vicenda: la possibilità di «far capire agli italiani che il governo vuole affrontare questo tema ma c’è qualcuno che ostinatamente vuole mettere il bastone fra le ruote». E Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, invita «gli ingenui che da sinistra tessono in modo acritico e demagogico le lodi dell’integrazione» a prendere atto, «dopo quanto è avvenuto a Milano», che bisogna proseguire nella politica di fermezza voluta dal Pdl in materia di immigrazione.
E la Lega? Tirata pesantemente in ballo, affida la sua risposta a Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione, che lamenta «la pesante eredità che paghiamo per la sbagliata politica della sinistra, la politica delle porte aperte per tutti, pertanto Bersani deve stare zitto e fare mea culpa». «I gravi incidenti di Milano - taglia corto Calderoli - rappresentano una risposta nei confronti di chi si ostina a ritenere che l’integrazione possa avvenire per legge o per decreto. Sono un segnale del rischio di possibili nuove banlieue come successo in Francia e tutto questo proprio mentre la Francia sta mettendo in campo proposte rigide per il controllo dell’immigrazione, dimostrando come sia giusta la linea portata avanti dal nostro governo». Povero Bersani, respinto con perdite anche stavolta.