Pd-Idv, è lite sulla presidenza del gruppo

L'Idv chiede la presidenza di uno
dei due gruppi alla Camera o al Senato: "Pari dignità". Di Pietro, forte di 700mila
voti, si prepara a un duro confronto con i vertici democratici: nel loft è già rottura

Roma - La sigla Idv accanto a quella del Pd nella dicitura del gruppo parlamentare e magari la presidenza di uno dei due gruppi alla Camera o al Senato. Sono queste alcune delle richieste con cui l’Italia dei Valori, forte di una dote di 700mila voti aggiuntivi, si prepara al confronto con i vertici del Partito democratico previsto per la prossima settimana.

Il patto Pd-Idv "Pari dignità" e "nessun dicktat o preclusione a prescindere". Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv, chiarisce parlando con i cronisti a Montecitorio che il partito di Antonio Di Pietro non ha intenzione alcuna di non rispettare i patti pre-elettorali con il Partito democratico ma chiede di essere coinvolto nelle decisioni sugli assetti dei gruppi parlamentari. "Noi siamo intenzionati a rispettare il patto con il Pd di coordinare l’attività parlamentare dell’opposizione, ma - prosegue Orlando che a nome dell’Idv tiene i rapporti con il loft - vogliamo discutere insieme di come rendere questa opposizione la più incisiva possibile. Per questoi chiediamo una giusta visibilità".

Due pesi all'interno della coalizione Una linea, questa esposta da Orlando, che è stata concordata questa mattina durante un incontro alla Camera dei vertici Idv con Antonio Di Pietro. Domani al Capranichetta si svolgerà l’esecutivo con tutti i parlamentari eletti: "Prima lo facevamo in una stanza al partito - aggiunge Orlando - ora abbiamo dovuto prendere uno spazio più grande perché abbiamo eletto più di quaranta parlamentari. Noi portiamo alla coalizione 700mila voti aggiuntivi e il Pd soltanto 100mila. Vogliamo far finta di niente?". Oltre alla sigla Idv accanto a quella del Pd nel nome del gruppo, "perché non è possibile pensare anche alla presidenza di uno dei due gruppi? Non ci può essere nessuna preclusione a prescindere". Veramente, fanno notare i cronisti, si fanno già alcuni nomi per quei ruoli tra Anna Finocchiaro, Pierluigi Bersani e Beppe Fioroni: "Ecco appunto. Non mi pare che sia pari dignità in una cosa così. Dobbiamo discuterne insieme sennò finiamo come la stortia del no pregiudiziale a Di Pietro come ministro della Giustizia. E allora lì sì che ci impuntiamo". A proposito di ministri, l’Idv sarà nel governo ombra di Veltroni? "Discuteremo anche di questo", conclude Orlando.