Il Pd come l’Unione: resta sempre il partito degli statali

I dipendenti pubblici con Veltroni, il settore privato con Berlusconi. Ma i lavoratori con i redditi più bassi virano sul centrodestra

da Roma

Una conferma ed una sorpresa. Questo è il risultato sugli orientamenti di voto dei lavoratori dipendenti, effettuato da Ipr Marketing, e pubblicato ieri dal Sole 24 Ore. La conferma. I lavoratori pubblici nel loro complesso sembrano preferire la sinistra. Nel settore pubblico il 40,5% dei consensi va al Pd, contro il 34,1% orientato verso il Pdl. Nel settore privato, le percentuali s’invertono. Vale a dire, che il 41,8% dei lavoratori dipendenti è a favore di Berlusconi, contro il 39,5% pronto a votare Veltroni. A voler semplificare: gli statali votano a sinistra, le imprese guardano al centrodestra.
La sorpresa. Il cuore di Cipputi (pubblico o privato che sia) non batte a sinistra. I lavoratori dipendenti di fascia medio-bassa, infatti, sembrano preferire il Popolo della libertà al Partito democratico. Per l’esattezza, il 40,1% è a favore di Berlusconi, il 37% è per Veltroni.
L’importanza dell’orientamento di voto dei lavoratori di fascia medio-bassa è rilevante - osserva il politologo Roberto D’Alimonte - in quanto il loro comportamento è molto simile a quello dei lavoratori autonomi. Non solo. Guardando all’indietro sono stati proprio i dipendenti a reddito medio basso a sancire, nel 2006, la vittoria di Prodi. Adesso l’8% di coloro che votò Unione alle prossime elezioni sceglierebbe Berlusconi, contro solo il 3,8 di chi, avendo votato Cdl nel 2006, oggi sceglierebbe Veltroni.
Ne consegue che un loro cambiamento di preferenza fa oscillare l’asta della possibile vittoria elettorale a favore del Pdl. Tant’è che, sempre secondo il sondaggio commissionato dal Sole, l’indice winner delle prossime elezioni è nettamente a favore di Berlusconi, con il 52,9%, contro il 26,4% di Veltroni.
L’insieme dei lavoratori dipendenti sembra preferire il Pd, con il 40% dei consensi, contro il 38,7% del Pdl. Un orientamento noto da tempo. Ma quell’1,3% di vantaggio sembra poca cosa - prosegue D’Alimonte - rispetto alle potenzialità di consenso che Berlusconi riesce ad accumulare nel lavoro autonomo. L’analisi di Ipr mostra anche quali sono le priorità dei lavoratori dipendenti. Al primo posto, indipendentemente dal livello economico c’è l’aumento dei prezzi e il costo della vita; a pari merito disoccupazione e precarietà. Poi la sicurezza e l’alto prelievo fiscale. Solo all’ultimo posto il ricambio della classe politica, la lotta alla «casta». Quanto alle altre forze politiche, Bertinotti raccoglie l’8,5% dei consensi fra i lavoratori dipendenti; con punte che salgono al 9,5% fra i dipendenti pubblici e al 7,5% fra quelli privati. Dall’analisi del Sole emerge anche - in controluce - la composizione del Senato. Per esempio, se dovessero votare solo i dipendenti pubblici soltanto tre raggruppamenti supererebbero lo sbarramento dell’8%: Pd, Pdl e Sinistra Arcobaleno. Non avrebbero rappresentanti a Palazzo Madama invece l’Udc di Pier Ferdinando Casini e l’Idv di Antonio Di Pietro: fermi entrambi al 5%; e, quindi, sotto la soglia dell’8%.
Ma brutte sorprese (sempre se il voto fosse limitato a questa categoria di lavoratori) sarebbero in arrivo anche per La Destra della Santanchè, per i Socialisti di Boselli, per i Comunisti di Ferrando. Tutti sotto il 4%, soglia che permette l’ingresso alla Camera. La Santanchè è ferma al 2,5%, Boselli all’1,5%, Ferrando all’1%.