Pd: tra Martina e Sarfatti può vincere l’astensione

Alle primarie per Prodi si erano presentati a votare 230mila milanesi (578mila in tutta la Lombardia). Era l’ottobre del 2005 e l’entusiasmo per l’affluenza aveva convinto il centrosinistra fare il bis per la scelta del candidato sindaco, colui che avrebbe sfidato Letizia Moratti. Nel febbraio 2006 ai seggi erano arrivati solo 83mila ulivisti, regalando a Bruno Ferrante un’investitura senza troppi slanci (come poi sia finita alle comunali, lo sanno tutti).
Oggi il primo risultato del Pd lombardo arriverà proprio dall’affluenza. E Maurizio Martina, segretario regionale dei Ds e candidato alla guida del Partito democratico, vola bassissimo e fissa a 100mila in tutta la Lombardia l’asticella del successo: «Mi sono fatto l’idea che se in Lombardia vanno a votare più di novanta o centomila persone è un miracolo, una grandissima cosa. In un momento come questo, in cui la politica vive una fase difficile e il clima non è favorevole, chiedere ai lombardi di andare a votare per la nascita di un nuovo partito non è stato facile. Ma negli ultimi giorni, nei mercati e per le strade, mi è sembrato di vedere maggiore partecipazione». Filippo Penati propone un paragone ancora più facile: «Se andrà a votare più gente di quella che partecipa ai congressi, sarà positivo». Per convincere la gente a votare i candidati hanno fatto gli straordinari notturni. Walter Veltroni ha chiuso la campagna elettorale in discoteca, al Rolling Stones, e anche Rosy Bindi si è concessa per un incontro con brindisi a mezzanotte.
A Milano e in Lombardia si sfidano Maurizio Martina (lista Veltroni) e Riccardo Sarfatti (lista Bindi). Tra le novità, il voto ai sedicenni, ai cittadini Ue con residenza in Italia e agli extracomunitari con permesso di soggiorno (a loro non sarà richiesta la tessera elettorale che è invece obbligatoria per gli elettori «regolari»). I seggi per le primarie del Partito democratico sono 120 (477 se si conta l’intera provincia) e rimarranno aperti tutto il giorno, dalle 7 del mattino alle 8 di sera. Subito dopo si partirà con lo spoglio delle due schede: la prima per eleggere il segretario e l’assemblea costituente nazionale, la seconda per segretario e assemblea regionale.
Nonostante il tanto gridare contro la legge elettorale nazionale («la porcata» di Roberto Calderoli), le liste sono bloccate anche qui e gli elettori del Pd non potranno esprimere preferenze ma solo scegliere l’elenco di nomi che sembrerà loro più convincente. A guidare le liste dei candidati alla costituente nazionale del Pd il ministro Barbara Pollastrini (candidata in centro), la ministro Linda Lanzillotta (proposta a Milano, ma voterà a Roma) e il presidente della Provincia, Filippo Penati, in campo a Quarto Oggiaro.