Il Pd milanese si smarca da Roma: «Saremo autonomi»

Su la testa! Lo slogan di Milano o meglio della sinistra milanese alla vigilia della nascita del partito democratico e delle primarie che il 14 ottobre porteranno all’elezione delle segreterie provinciali e regionali. Questo l’intento del documento che nove consiglieri comunali dell’Ulivo (Marilena Adamo, capogruppo, Ettore Martinelli, Marco Cormio, Andrea Fanzago, Marco Granelli, Pierfrancesco Majorino, Fabrizio Spirolazzi, Aldo Ugliano e Francesca Zajczyk) hanno presentato ieri per prendere posizione sul dibattito che da un paio di giorni infiamma gli animi rossi, anche in città.
Basta con i verticismi e le spartizioni dei futuri candidati tra i partiti. Milano rivendica la sua autonomia da Roma e la necessità di dar vita a una classe dirigente cittadina autonoma e autorevole. Come dire abbiamo bisogno di dimostrare la nostra «forza», di avere credibilità e fiducia da parte di un elettorato che da anni sembra essersi dimenticato di noi. «Il Pd può e deve essere una grande opportunità per la città» dicono in coro i consiglieri ulivisti, che tradotto significa: l’ultima spiaggia per una sinistra che non ce la fa più. «A Milano - si legge nel documento - l’insofferenza per il vecchio sistema di potere politico-istituzionale, oligarchico e separato dalla società ha già portato all’antipolitica come sentimento diffuso, che ha prodotto il berlusconismo e i suoi interpreti locali». «Il rischio - dice Marilena Adamo - è che la base del Pd sia più avanti nel processo identitario, di superamento cioè delle identità singole, che vanno dimenticate se si vuole abbracciare una nuova identità, di quanto a volte sembrano comprendere i vertici».
La ricetta in salsa ambrosiana? «Per avere una classe dirigente autonoma - suggerisce Ettore Martinelli, consigliere dell’Ulivo a Palazzo Marino e candidato alle primarie milanesi con ottime probabilità di vittoria - servono delle vere primarie, altrimenti si rischia di avere una fusione a freddo di due partiti con la conseguenza di creare una classe dirigente milanese meno autorevole ed emancipata rispetto a quella regionale e nazionale, che invece passeranno da quel processo. Adesso c’è entusiasmo, adesso i cittadini chiedono di partecipare ed è per questo fondamentale che ci siano liste aperte. La Lombardia sta dimostrando, con la fermezza di Martina (il candidato alla segreteria regionale ndr), di sapere tenere la schiena dritta, adesso deve prevalere la discontinuità. Ci auguriamo - continua Martinelli - che non si verifichi, dunque, una corrispondenza obbligatoria tra la scelta della corrente nazionale e quella locale perché l’importante è rappresentare al meglio le istanze di Milano. Sono convinto che Martina non si lascerà influenzare. La questione Milano e la complessità della sua situazione devono entrare con forza nel programma regionale del Pd: per questo inviteremo Martina a Palazzo Marino e gli chiederemo di condividere il nostro programma».
Anche per voi pre-primarie, dunque? «È un esperimento adatto a Letta, che non ha un movimento alle spalle - replica la Adamo - ma non vorrei che si esagerasse con le primarie delle primarie».