Il Pd nasce già al verde La cassa resta alla Quercia

da Roma

Tre milioni di voti sono tanti, ma sono anche l’unico patrimonio su cui per il momento Walter Veltroni può contare. Un partito, sia pur «leggero» e «americano», costa, e pure tanto. Ma la risposta che il neo-tesoriere del Pd, Mauro Agostini, si è sentito dare nei giorni scorsi dai guardiani del tesoro di Ds e Margherita, il rutelliano Lusi e il mitico Sposetti dei ds, è stata chiara: «Bambole, non c’è una lira». Agostini voleva discutere della destinazione dei cospicui rimborsi elettorali che vanno annualmente ai due partiti, ma ha trovato la porta chiusa. Quei fondi non sono disponibili, finiscono dritti alle banche che hanno anticipato i finanziamenti per la campagna elettorale. E in ogni caso, se il Pd ne volesse una parte dovrebbe «farsi carico degli stipendi del personale di ds e Margherita», almeno un centinaio di persone. Cosa che i veltroniani non hanno alcuna intenzione di fare.
L’unica fonte di reddito per il Pd, allo stato, sono le quote che i parlamentari versano ai rispettivi partiti: finora, 1000 euro al mese per i Dl e 2150 per i Ds. Ora le quote saranno livellate, 1500 euro per tutti, ma agli ex della Quercia toccherà comunque versare un ulteriore obolo (si parla di 800 euro) alle fondazioni dove sono confluiti il patrimonio e i debiti dei ds. Insomma, a Sposetti. Il quale sta battendo da mesi la periferia per censire fino all’ultima briciola tutti i beni mobili e immobili della Quercia. D’altronde, come ha spiegato Fassino in tv, prima di partire per la Birmania, i Ds non si sono sciolti: solo «congelati». E nell’assemblea congressuale di gennaio decideranno la «sospensione delle attività», non l’azzeramento. «I Ds restano? Sì, ma è una pura finzione giuridica», assicura il veltroniano Tonini.
Con le resistenze dell’apparato il leader deve però fare i conti. Una prima avvisaglia è arrivata dai segretari regionali (eletti anche loro con le primarie) che si sono opposti alla nomina di Goffredo Bettini a loro presidente. «Niente esterni, ci presiediamo da soli», hanno fatto sapere. I potenti ds toscani intanto sono in agitazione: Veltroni non ha messo neppure un loro rappresentante nell’esecutivo, e loro minacciano rappresaglie. La prossima settimana deve essere varata la Direzione del Pd. Un rebus, complicato dal problema delle quote: il 50% deve essere composto da donne, e questo sta seminando il terrore tra i dirigenti maschi, destinati alla decimazione. In più, devono essere equamente ripartiti tra Ds e Dl. Entreranno ministri e sindaci di primo piano, ma per gli altri la sorte è incerta. E intanto il numero dei membri sta lievitando: dai 40 di partenza si veleggia verso gli 80. Alla fine, accontentati pro-forma i vari D’Alema, Marini, Fassino eccetera, sarà comunque Veltroni a decidere d’imperio sul grosso dei nomi.