Il Pd nasce solo per finta e costa alla Regione 177mila euro l’anno

Neppure Broglia, esponente dell’esecutivo nazionale, rinuncia al suo gruppo: lo aveva già fatto col Ccd

In ottantamila hanno detto che vogliono il Partito Democratico, un gruppone unico che guidi la sinistra in Liguria senza dividersi in tanti cespugli. Forse erano troppi, ottantamila. Neppure Mario Tullo, il leader diesse reincarnato in se stesso dopo la metamorfosi, se ne aspettava tanti. E quindi probabilmente non è riuscito ancora ad ascoltarli tutti. Dev’essere sicuramente per questo che il Partito democratico nessuno lo vuole fare (a parte gli ottantamila). Perché già martedì scorso , in occasione del primo consiglio regionale utile, nessuno ha pensato di proporre la costituzione del Partito democratico. Sono rimasti tutti i gruppi e i gruppetti di prima.
Lo faranno martedì prossimo? Macché. «No, per il momento non lo facciamo - spiega serenamente Claudio Gustavino, capogruppo dell’Ulivo in Regione -. Abbiamo già il gruppo unico, che si chiama Ulivo». Sì, ma non è esattamente la stessa cosa. Perché nel Pd non ci solo solo pezzi di Ds e Margherita. «Aspettiamo, ora non c’è la necessità - continua Gustavino -. Semmai, se e quando ce lo chideranno, lo faremo». Ma il fatto strano è che anche i dirigenti del Partito democratico evitano accuratamente di entrare nel gruppo del Pd. Prendiamo Fabio Broglia, ad esempio. Appena arrivato con i voti del centrodestra (Udc) nella coalizione del centrosinistra, è già un leader. Votato in Liguria, eletto nell’esecutivo nazionale del Pd. Eppure saldamente legato a un’altra poltrona, ben diversa (e distante anche fisicamente) persino da quelle dei consiglieri regionali del gruppo dell’Ulivo, suoi nuovi compagni.
Lui, Broglia, in Regione continua a far parte del gruppo dell’Italia di Mezzo, l’ormai ex partito di Marco Follini, insieme a Luigi Patrone (altro consigliere eletto per un’altra bandiera, quella della lista civica di G.B.Pittaluga rimasto fuori dal Pd). Si potrebbe osservare che è solo una questione puramente formale, visto che poi Broglia e Patrone votano sempre allineati alla maggioranza. Si potrebbe, se non fosse che per il bilancio della Regione non è solo una questione di nome. Ballano dei soldi. In particolare, un gruppo formato da due consiglieri, oltre al loro stipendio che verrebbe comunque versato a prescindere dalla collocazione partitica, costa alla Regione 44.243 euro ogni tre mesi. Cioè 176mila e 972 euro l’anno per collaboratori, spese di cancelleria, varie ed eventuali. Soldi che potrebbero essere risparmiati alla voce «costi della politica» se il Partito democratico servisse almeno a questo. Soldi che invece Broglia e Patrone continuano a far pagare alla Regione. Lo stesso Fabio Broglia peraltro, già nella passata legislatura, come dirigente dell’Udc, aveva scelto in consiglio regionale di creare un gruppo tutto suo, chiamato «Ccd per l’Udc», e restare separato dai colleghi Udc Gian Domenico Barci e Vittorio Adolfo. Recidivo, insomma.
Tornando al Partito democratico. Se anche arrivasse l’ordine di formare il gruppo del Pd in tutti gli enti locali, servirebbe almeno a risparmiare qualcosa? No, anche perché in Regione Rosario Monteleone lascerebbe i compagni dell’Ulivo per farsi un gruppo tutto suo (e a termini di regolamento ne avrebbe diritto restando fedele al simbolo con il quale è stato eletto), non avendo aderito alla nuova formazione di Veltroni. Anche l’assessore G.B. Pittaluga, così come i partiti della sinistra radicale resterebbero fuori. Insomma, il Partito democratico è nato a parole. È un gruppo unico solo nelle intenzioni. gli 80mila liguri hanno perso una domenica per fare in modo che tutto restasse com’era.