«Il Pd non si occupa del popolo»

da Milano

Il suo saggio è uscito pochi giorni prima delle elezioni con un titolo che sembrava provocatorio e che ora invece suona profetico: Sinistra light - populismo mediatico e silenzio delle idee (Guerini editore). Ferruccio Capelli, direttore della Casa della Cultura di Milano, aveva previsto la sconfitta con ampio anticipo. La sua analisi, da intellettuale progressista, è amara e paradossale: dopo aver attaccato per anni Berlusconi, la sinistra ha finito per inseguirlo sul suo terreno, si è lasciata snaturare senza sviluppare una nuova anima. E oggi appare luccicante ma vuota, troppo snob per piacere davvero agli italiani.
Capelli, dove ha sbagliato Veltroni?
«Non si è comportato male; si è dimostrato un ottimo comunicatore, riuscendo persino a dare l'illusione di poter imporre l'agenda della campagna elettorale. Ma per vincere non basta brillare sui media, occorrono altri due requisiti: un'efficiente organizzazione popolare e una visione della società. Ed è qui che la sinistra ha fallito».
In che senso?
«Si è adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il marketing politico rispetto al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo del Muro di Berlino ha progressivamente sradicato il proprio passato, le proprie tradizioni culturali, ma questo ha generato smarrimento negli elettori. Non è un caso se nel 1996 tredici dei quindici Paesi della Ue erano retti da governi progressisti, mentre oggi si sono ridotti a cinque».
Anche in Italia?
«Soprattutto da noi. La sconfitta alle elezioni è stata davvero pesante. Complessivamente oggi il centrodestra rappresenta il 60% degli elettori, l'insieme delle sinistre solo il 40%. Un abisso».
Distacco solo politico o anche culturale?
«Il problema è che manca l'identità. Prendiamo la globalizzazione: negli ultimi mesi l'unico che l'ha criticata, denunciandone l'impatto sulla popolazione, è stato Tremonti, che pur affrontando la questione da una prospettiva liberale-populistica, ha avuto il merito di denunciare un disagio reale e sentito. Dall'altra parte invece troviamo un libro che si intitola Il liberismo è di sinistra e si conclude con un elogio della Thatcher e di Reagan. È un saggio in cui è lontanissima ogni preoccupazione per gli effetti delle riforme sulla gente».
Una sinistra di plastica?
«Direi élitaria che si identifica con la grande finanza industriale ed è ossessionata dalla rappresentazione mediatica. Così oggi solo la destra pensa al popolo».
Ma la sinistra radicale non è certo liberista, perché ha perso?
«Perché, come il Pd, non ha sviluppato una visione della società e non ha saputo strutturarsi. La coalizione Arcobaleno è un cartello che dice no a tutto, senza coerenza, senza lungimiranza. Gli elettori - che pretendono soluzioni concrete a problemi reali - lo hanno capito benissimo».
Dov'è finita la capacità di mobilitazione popolare ereditata dal Pci?
«Ormai anche questa è smarrita. Prendiamo le primarie del Pd: la partecipazione è stata massiccia, ma leggera, mordi e fuggi e ha finito per svilire il contatto con il popolo e con il territorio. Le primarie si sono risolte in una semplice delega di potere, come sempre élitaria e mediatica, ma priva di profondità. Oggi le vere strutture organizzate e radicate sono nel centrodestra populista, ad esempio nella Lega».
E allora quali sono i valori di sinistra?
«Nel libro ricordo un episodio emblematico che risale alla primavera 2007. Appena conclusi i congressi di scioglimento di Ds e Margherita i due partiti organizzarono a Milano una riunione per raccogliere idee e proposte. La Repubblica sintetizzò gli esiti con questo titolo, in cronaca di Milano: “Tasse, sicurezza, merito”. Ognuno di questi temi contiene nuclei di verità, ma colpisce la concatenazione: non c'è collegamento con il pensiero critico della sinistra».
Insomma la sinistra si adegua alla destra...
«È la destra a dettare l'agenda, a scegliere il campo da gioco. La sinistra punta a intercettare il punto di vista dell'opinione mediatica, a rincorrere il chiacchiericcio mediatico e non riuscendo a elaborare un progetto coerente, finisce per formulare proposte slegate e contraddittorie. In una chat su Internet un elettore del Pd si è lamentato perché la scuola statale non istituisce corsi per allievi superdotati; incredibile».
E adesso che cosa dovrebbe fare?
«Ricominciare a discutere seriamente, a trovare nuovi luoghi di confronto. Non basta Porta a Porta, anzi questo è il problema: tutto è demandato ai media e ai leader. La sinistra perde se sta dentro un sistema che spettacolarizza e omologa la società».
E invece?
«Anziché lamentarsi solo dello strapotere delle tv del Cavaliere deve percorrere le strade che Berlusconi non batte e dunque tornare al popolo, con modalità proprie. La sinistra latinoamericana lo ha fatto e oggi governa quasi ovunque, quella europea si è appiattita sulle oligarchie economiche e continua a perdere. Oggi tutti sanno quali sono i valori della destra, nessuno sa con certezza quali siano quelli della sinistra». http://blog.ilgiornale.it/foa/