Pd, opa D'Alema: caccia alle tessere di Veltroni

L'ultima creatura di &quot;Baffino&quot; agita il Pd. Agli iscritti di &quot;Red&quot; il mandato di fare adepti a livello locale. Lo staff del segretario: &quot;E' un partito nel partito&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Walter sotto assedio: resisterà? Dì la tua</strong></a>

Roma - Sull’uscio di Montecitorio il veltroniano Enrico Morando ferma l’ex democristiano Lino Duilio: «Dappertutto mi aspettavo di trovarti, tranne che dentro un’associazione che si chiama Red, proprio tu», gli dice tra il serio e il faceto. L’altro si schermisce: «Mi hanno chiesto se volevo andare a sentire e ho detto sì, e mi sono ritrovato nominato vicepresidente sui giornali... Ora però voglio pensarci».

A sentire un mariniano come l’ex sottosegretario Meduri, però, gli ex Ppi ci han già pensato, e dentro l’operazione varata martedì al Cinema Farnese di Roma, e benedetta da Massimo D’Alema, ci vogliono stare: «Si tratta di ricostruire il partito sul territorio - spiega - ed è chiaro che Franco Marini non ha voluto partecipare per non creare troppe polemiche interne, ma se ha mandato Nicodemo Oliverio a far parte della presidenza vuol dire che il suo avallo c’è». D’Alema e tutti i dalemiani, dunque, e poi Marini, e un pezzo di ex prodiani ormai senza casa, gli uomini di Enrico Letta, i Cristiano sociali (in rotta con Veltroni fin dalla formazione delle liste elettorali), qualche verde e qualche socialista: al Cinema Farnese c’era di tutto un po’. E c’erano pezzi da novanta di molte regioni che contano nella geografia post Ds: l’Emilia Romagna di Bersani, l’Umbria della Lorenzetti, la Toscana di Ventura. E poi il Sud: la Puglia dalemiana di Latorre, la Sicilia con Crisafulli, la Basilicata di Luongo.

«Ieri sono andato, ho ascoltato attentamente e ho capito una cosa: Red è la prima associazione a vocazione maggioritaria», scherza - ma non troppo - Gianni Cuperlo. E si capisce che la «vocazione maggioritaria» che evoca, parodiando Veltroni, si riferisce al Pd. Il direttore del Riformista Antonio Polito, ribattezza «Red» la «Stay behind del Pd». Un esponente Ds che si occupa della macchina organizzativa dell’associazione dalemiana lo spiega chiaramente: «Red è lo strumento che al momento giusto, e se tutto va bene, servirà a lanciare un’Opa sul “partito leggero” veltroniano». Come? Attraverso «un capillare lavoro sul territorio», mirato a «ricostruire quelle sedi di iniziativa politica che ora non ci sono più». La macchina del Pd, in periferia, è in affanno, e l’alto tasso di assenteismo all’Assemblea nazionale, la settimana scorsa, lo testimonia. Gli organismi regionali, provinciali e cittadini creati sull’onda delle primarie nel segno del rinnovamento e dell’apertura alla «società civile» e alle donne (con la quota del 50%) funzionano poco e male, e han tagliato fuori pezzi di vecchia classe dirigente Ds e Margherita che ora cerca di riorganizzarsi. E che è pronta a guardare a «Red» come allo strumento per tornare a pesare nel partito. Negli organismi locali, nella scelta dei dirigenti, nella preparazione delle liste e delle alleanze elettorali. A luglio partirà il tesseramento al Pd, ed è in quella occasione che la struttura «ramificata nel territorio» che Red vuole darsi si misurerà.

«È un partito dentro il partito», denuncia Merlo, uomo di Dario Franceschini. E il veltroniano Morando invoca un «chiarimento definitivo» nel Pd: «D’Alema ha il merito di parlare chiaro - dice - ed è palese che dentro il partito esistono ormai due ipotesi politiche diverse. È legittimo dopo una sconfitta dura rimettere in discussione la linea, ma per farlo bisogna avere la maggioranza. E la linea di D’Alema non ce l’ha».