Il Pd come il Pci: utile un «nemico a sinistra»

da Milano

Torna, graditissimo, il nemico a sinistra. In campagna elettorale il Partito democratico combatterà su due fronti: al centro, contro i partiti moderati, e a sinistra, dove si è schierata la Sinistra arcobaleno. Si tratta di uno schema diffuso nelle democrazie europee (in Germania ci sono i Verdi e la Linke; in Francia lo storico Pcf e un pugno di partiti e leghe maoiste e trotzkiste; in Spagna Izquierda unida) e neppure per l'Italia si tratta di una novità. Si torna al 2001, quando l'Ulivo guidato da Rutelli rifiutò l'alleanza con Rifondazione comunista (e con Di Pietro).
Ma si torna anche agli anni Settanta e Ottanta, quando c’erano partiti e sigle che con i loro simboli e i loro slogan ebbero, oggettivamente, la funzione storica di esaltare l'affidabilità del Pci. Esattamente la stessa cosa che il Pd chiede oggi alla Sinistra arcobaleno. Che nel disegno di Veltroni «deve» esistere e correre da sola. Se trent'anni fa - sembra il ragionamento - le liste che avevano alle spalle Sessantotto e Autunno caldo stavano ben al di sotto del 3%, sarebbe un errore oggi temere partiti e partitini che si cullano nel ricordo delle mobilitazioni pacifiste di qualche anno fa e che dovranno arrampicarsi sugli specchi per convincere i loro stessi elettori che il governo Prodi abbia fatto almeno una o due cose autenticamente di sinistra.
E come dare torto al Pd? Alle elezioni del 1972, quando il Pci superò i nove milioni di voti (incassandone mezzo milione in più rispetto al 1968) il Manifesto prese 220mila voti (0,66%), il Partito comunista marxista-leninista italiano 86mila (0,26), Stella rossa 9mila. Eppure il Manifesto aveva indicato come «risultato minimo» 500mila voti, quota peraltro paventata dall’Economist.
Nelle consultazioni del 1976 - quelle che regalarono al Pci di Enrico Berlinguer, propugnatore dell’austerità economica e neotifoso della Nato («scudo utile per costruire il socialismo nella libertà») il record storico di 12 milioni e 616mila elettori - il cartello elettorale Democrazia proletaria che univa Avanguardia operaia, Movimento dei lavoratori per il socialismo, Lega dei comunisti e Lega comunista rivoluzionaria, superò di poco il mezzo milione di consensi (1,52%). Tre anni più tardi, mentre il Pci perdeva un milione e mezzo di voti, il Pdup (Partito democratico di unità proletaria) e Nuova sinistra unita conquistavano rispettivamente 502mila (1,37%) e 294mila (0,80), intercettando solo una minima parte degli elettori del Bottegone delusi dalla collaborazione governativa con la Dc di Andreotti e Cossiga con la kappa e la doppia esse di nazista memoria. E nel 1983, quando il Pci tornò sopra gli 11 milioni di consensi, la rinnovata Democrazia proletaria di Mario Capanna - partito vero, non più cartello elettorale - si fermò a 542mila schede (1,47).
Le elezioni del 1987 furono l'ultima prova delle urne per il Pci e l’ultima volta con il muro di Berlino ancora in piedi. Il partito di Botteghe Oscure arretrò a 10 milioni e 250mila voti, Democrazia proletaria toccò sì il massimo storico raggiungendo i 640mila voti (1,66) ma fu surclassata anche dall’esordiente Lista verde che superò i 960mila voti.
Insomma, per il Pci «quattro gatti anticapitalisti» alla sua sinistra non furono mai un fastidio. Anzi, più propagandavano la lotta di classe, più catalizzavano le accuse di contiguità col terrorismo rosso. Più esaltavano la Cina di Mao o i colonnelli marxisti della portoghese Rivoluzione dei garofani, più il Pci si accreditava come interlocutore necessario non solo presso la Dc ma anche presso la Confindustria, le gerarchie cattoliche eccetera .
Da allora molte cose sono cambiate. Nessuno propugna la «giustizia proletaria», nessuno vuol più abolire «la proprietà privata dei mezzi di produzione». La Dc e il partitone di Botteghe Oscure non esistono più e la sinistra radicale è stata al governo e ha ingoiato rospi su rospi. Ma gli industriali e i vescovi ci sono ancora. E fra i dirigenti del Pd ci sono i giovani che negli anni Settanta fra il certo e l’incerto scelsero, per usare le parole di Oliviero Toscani, il «più grande ufficio di collocamento d’Italia», ovvero la Fgci, l’organizzazione giovanile del Pci. Che per la sinistra extraparlamentare era moderato. Esattamente come adesso il Pd per la Sinistra arcobaleno.