Pd, primarie da buttare Rom alle urne a Torino dopo i cinesi di Napoli

RomaHa fatto bene Matteo Renzi a svincolarsi dal «pantano» delle primarie torinesi. Gli animi si sono surriscaldati quando il candidato di Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Curto, ha proposto di far votare anche i rom (150 circa) con cui lavora da anni. Il voto è per domenica 27 febbraio e la novità ha rimescolato le carte di un confronto tutt’altro che sereno. Gli sfidanti, Piero Fassino e il cattolico Davide Guariglio, avevano già mostrato i nervi tesi negli ultimi dibattiti. Segno che lo strumento della partecipazione popolare sta sfibrando le ultime certezze della classe dirigente del Pd.
Salomonicamente Renzi si è sfilato così: «Le primarie sono un importante momento di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, ma è giusto che la scelta sia lasciata ai torinesi che conoscono bene i candidati e i programmi». Ma non è solo una questione di campanile. Il nodo è sempre lo stesso: le primarie sono uno strumento davvero utile? La domanda ora è sulla bocca dei torinesi, ma fino a qualche settimana fa era il tormentone napoletano. Tanto che i risultati delle primarie nel capoluogo campano sono stati annullati. E tutto questo dopo la denuncia del candidato Umberto Ranieri, espressione della direzione del partito, ma uscito sconfitto con il 34% delle preferenze. Secondo Ranieri, la vittoria con il 37% del suo avversario, il bassoliniano Andrea Cozzolino, non poteva non avere a che fare con alcune anomalie nelle operazioni di voto. Come le code di cinesi in attesa davanti al seggio di piazza Plebiscito. Fenomeno che ha incuriosito un po’ tutti. Per evitare ulteriori effetti boomerang Roma ha annullato il voto. Il candidato sindaco del centrosinistra, spiegano dalla direzione nazionale, verrà deciso a tavolino. Con buona pace dello strumento delle primarie, tanto celebrato soltanto sei anni fa quando fu introdotto con il trionfo di Prodi come leader dell’Unione. E pazienza se la figuraccia dovuta ai brogli ha fatto scendere il Pd napoletano al 22% dei consensi nei sondaggi.
Da Napoli a Torino, passando per Milano, il Pd rischia quindi di perdere il baricentro della coalizione. Anche nel capoluogo lombardo i dirigenti del Pd hanno perso la barra di comando grazie al successo, il 14 novembre scorso, di Giuliano Pisapia, candidato di Vendola per Palazzo Marino. A qualcuno, però, questo strumento di partecipazione popolare piace ancora. Come al governatore pugliese. Oltre a piantare molte bandierine sulla cartina italiana, Nichi Vendola aspira alla leadership del centrosinistra da conquistare con il «voto-ibrido». Alle primarie infatti possono votare tutti, non solo i tesserati. Anche gli stranieri, purché residenti in Italia. Ecco perché Michele Curto, candidato da Sel a Torino, ha chiesto una deroga. I suoi rom sono a tutti gli effetti cittadini comunitari ma non hanno la residenza nel capoluogo piemontese (anzi non ce l’hanno da nessuna parte). Ecco perché la deroga. E adesso i dirigenti del Pd si trovano ad affrontare un ulteriore fronte di lotta interna: dopo la sinistra estrema, dopo i cattolici rigorosi, ora tocca a extracomunitari e rom mettere in crisi d’identità il partito di Bersani.