Pd, Prodi: la leadership di Bersani può cambiare

Il Professore torna a destabilizzare i democratici: "Il Pd potrebbe anche non schierare il
suo segretario per la corsa alla guida del governo, se ci fosse
una personalità con più chance di vittoria&quot;. Ma esclude un proprio ritorno nell'agone politico.<strong> <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank">BLOG</a></strong> <em>Il Pd e il fantasma di quota 24%
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Roma - Il Pd potrebbe anche non schierare il suo segretario per la corsa alla guida del governo, se ci fosse una personalità con più chance di vittoria. A lanciare una pesaante silurata al pd già in estrema difficoltà è l'ex premier Romano Prodi intervistato da Bruno Vespa per il libro Il cuore e la spada. 1861-2011 in uscita il 5 novembre. "Quando un partito si chiede come conquistare il governo la prima persona a cui pensa è il segretario. Ma se ci fosse qualcun altro con maggiori possibilità, allora si può cambiare".

La leadership del Pd Prodi, che da comunque un giudizio positivo su Pier Luigi Bersani, esclude un proprio ritorno nell’agone politico. Bersani ha fallito la sua missione?, chiede Vespa. "No - replica - perché negli ultimi tempi è andato molto meglio. Per troppo tempo ha però dovuto accettare che non ci fosse nel partito nessuna disciplina. Se non hai disciplina, non hai nemmeno forza. E lo dico per esperienza". Il segretario democratico deve essere il candidato premier?, domanda il giornalista. E' l’eterno problema di tutte le democrazie - osserva Prodi - Quando un partito si chiede come conquistare il governo, la prima persona a cui pensa è il segretario. Ma se ci fosse qualcun altro con maggiori possibilità, allora si può cambiare. Prendiamo la Francia. Martine Aubry è diventata segretario del partito socialista. Ma è possibile che Dominique Strauss- Kahn (oggi direttore generale del Fondo Monetario Internazionale) abbia maggiori probabilità di battere Nicolas Sarkozy. Il segretario, insomma, deve mettere insieme il suo ruolo e la possibilità di vincere. Bersani lo può fare".

I democratici contro Berlusconi Per battere Berlusconi c’è bisogno di un "papa straniero", come suggerisce Veltroni? "Mi sembra di avere già risposto di no. Comunque, con la sua frase Veltroni non si riferiva certamente a me. Non mi sento straniero, sono iscritto al Pd fin dall’inizio e ho sempre molto lavorato per mettere insieme le forze riformiste". E' pensabile un Prodi ter? "No, assolutamente - risponde Prodi - Per due ragioni: la prima, non c’è una situazione politica adatta, la seconda, mi sono dedicato alla mia riacculturazione, mi sto divertendo e mi piace moltissimo quello che faccio. E poi non è vero che non c’è due senza tre". Pressioni? "Uno ha sempre degli amici che magari gli dicono una bugia".