Pd-Radicali, scintille tra Bonino e Bindi Veltroni: no a divisioni tra laici e cattolici

L'ex ministro della Famiglia a testa bassa contro i Radicali: "Se sono coerenti non
dovrebbero firmare e non dovrebbero candidarsi". La risposta della Bonino: "E' stupefacente che per la Bindi io vada bene in quanto ministro ma non in quanto esponente radicale". Il leader del Pd prova a fare da paciere

Roma - "Davvero in Italia ci deve essere di nuovo una divaricazione tra laici e cattolici? Ma davvero, nel 2008, dobbiamo tornare a mettere in discussione il fatto che ci sono due verità: la prima è che le istituzioni sono laiche per loro natura e sono quelle che decidono. La seconda è che, però, ciascuno deve poter portare il suo punto di vista, anche religioso, nell’impegno civile". Così il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, in un passaggio del suo intervento al palazzetto dello sport di Porto San Giorgio. Nel giorno in cui si riaccendono le polemiche tra laici e cattolici, sia all’interno del Pd - con la preoccupazione dei teodem e degli ex Ppi a seguito dell’accordo con i Radicali e della critica di Famiglia Cristiana anche su singole candidature nel Pd, come quella di Umberto Veronesi - Veltroni non cita espressamente nessun caso specifico, non risponde esplicitamente alla polemiche, ma parlando della necessità di tornare a unire il Paese, include anche i laici e i cattolici nel ragionamento. "Considero le persone illuminate dalla fede - prosegue Veltroni - un arricchimento gigantesco della società. Questa è la concezione moderna della politica e della vita: rispetto e arricchimento reciproco".

Nel discorso Veltroni torna a stigmatizzare gli ultimi "quindici anni, molto duri", caratterizzati da divisioni, odio e contrapposizioni. "Noi abbiamo il dovere e la voglia di cambiare pagina: noi vogliamo unire gli italiani", dire basta alla "conflittualità bonsai" dell’ultimo quindicennio. "Io - conclude - mi sono preso la responsabilità di dire che un quindicennio è finito e ora inizia una stagione nuova".

Lite Bindi-Bonino Veltroni presenta il programma del Pd ma l'attenzione viene catturata dall'accesa polemica tra Emma Bonino e Rosy Bindi. La Bindi attacca a testa bassa i Radicali: "Se sono coerenti non dovrebbero firmare e non dovrebbero candidarsi" con il Pd. A stretto giro di posta arriva la risposta della Bonino. "L’intervista della Bindi mi stupisce, la attribuisco ad un dato di pressione a cui lei è probabilmente sottoposta. Se vuole dire che avrebbe preferito liste radicali collegate al Pd si sarebbe potuta spendere in quel senso, cosa che non ha fatto. Ciò che trovo stupefacente è quando lei dice sì a Bonino in quanto ministro e non in quanto radicale".

Bindi: "Se coerenti resterebbero fuori" La Bindi nell'intervista alla Stampa che ha innescato la polemica aveva puntualizzato che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito". A proposito della diversià di posizioni interne al Pd come quelle tra una Emma Bonino e una Paola Binetti, invita tutti a "limitarsi perché la forza del Pd dev’essere la logica opposta a quella dell’Unione dove uno compensava l’altro alzando la voce in una confusione generale che era la sola percepita dagli italiani". Il ministro della famiglia aveva però ribadito di non volere una corrente dei cattolici democratici nel Pd e, sulla difesa della 194 fatta dalla federazione degli ordini dei medici, sostiene che il Pd "rispetta l’autonomia dei professionisti della medicina, della scienza e della ricerca" e che la presa di posizione dei medici dimostra che sarebbe meglio "tenere fuori dalla campagna elettorale temi cos importanti e delicati per la vita delle persone".

La critica di Famiglia cristiana "Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana": si intitola così un editoriale del numero di 'Famiglia cristiana' in uscita mercoledi. "I cattolici che hanno deciso di fare politica nel Partito democratico - scrive il settimanale dei Paolini - giudicano severamente la scelta di Veltroni di imbarcare nelle liste i radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino e si pongono pure qualche dubbio circa la scelta di candidare a Milano il professor Umberto Veronesi, autore di una sorta di manifesto per la "libera scelta di morire", cioè l’eutanasia, anche se lui ha detto che si occuperà solo di migliorare la sanità in Italia. I radicali hanno una concezione confessionale della loro identità. Ogni scelta, ogni nome ha valore simbolico. La squadra di candidati, negoziata con Walter Veltroni, ha una forte fisionomia radicale, connotata su battaglie che, come ha detto Emma Bonino, 'non si interrompono affatto'.

"È facile dire quali siano: aborto, eutanasia, depenalizzazione della droga. E poi c’è l’abolizione del Concordato e dell’8 per mille, e sopra ogni cosa un’ideologia libertaria, in salsa pannelliana, alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo Paese. Basta ascoltare Radio radicale dove quasi ogni giorno sono costantemente attaccati e messi alla berlina Papa, Chiesa e i valori cattolici". "Lo stesso padre Bartolomeo Sorge, direttore di Aggiornamenti sociali, ha definito l’accordo un errore, perché non si può conciliare la cultura dei radicali con il Pd", ricorda Famiglia cristiana. Avrebbe ragione Beppe Fioroni, che invita a non preoccuparsi della pattuglia di radicali nelle liste del Pd, se si potesse esercitare il voto di preferenza.

"Ma siccome le liste sono bloccate un candidato o un altro fa la differenza, perché comporta da parte del partito l’assunzione di un progetto ideologico. Per questo occorre più chiarezza per rendere lineare il rapporto tra chi vota e chi chiede di essere votato. Nel Pd i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull’antropologia e i valori di riferimento".