Il Pd recluta romeni e perde il sindaco

Amministrative da rifare a Trevi. Inseriti in extremis 35 stranieri nelle liste elettorali, la sinistra aveva vinto per 14 voti. Ma il Tar annulla. Nell’Umbria rossa da almeno due generazioni, i romeni sono diventati elettori alla vigilia delle elezioni amministrative e il loro pacchetto di voti entrato nell’urna in extremis ha fatto virare il risultato: dal centrodestra al centrosinistra

Lo si potrebbe definire un caso di integrazione un po’ furbetta. Un po’ troppo disinvolta, tanto da trasformarsi in un pasticcio. A Trevi, nell’Umbria rossa da almeno due generazioni, i romeni sono diventati elettori alla vigilia delle elezioni amministrative; di più, il loro pacchetto di voti entrato nell’urna in extremis ha fatto virare il risultato: dal centrodestra, che già assaporava il successo dopo sessant’anni di digiuni, al centrosinistra che ha pescato il jolly all’ultimo secondo. E ha vinto per 14 risicatissimi voti.
Una vittoria che poggia sull’argilla: ora il Tar ha annullato i risultati, il neosindaco è decaduto, in paese è arrivato il commissario come a Bologna dopo le dimissioni del primo cittadino Flavio Delbono per il Cinziagate. Insomma, l’opposizione ha una seconda chance per vincere e per espugnare il municipio. Se ne parlerà in primavera, questi sono i tempi tecnici sempre che il vincitore appiedato non riesca a ribaltare, davanti al Consiglio di Stato, il risultato della sfida giudiziaria.
Tutto si gioca in un perimetro ristretto, una manciata di numeri in un paese grande come un fazzoletto e popolato da 8.500 persone. Si sa, l’abitudine è dura a morire, ma alle amministrative di maggio, catastrofiche per il Pdl un po’ in tutta Italia da Milano a Napoli, il candidato di impronta berlusconiana, Luigi Andreani, vicecapogruppo del Pdl alla provincia di Perugia e medico di famiglia, sfiora il colpaccio: perde di un’incollatura, 14 voti, battuto al fotofinish dal rivale Bernardino Sperandio, restauratore targato Pd.
Sembra una beffa. Il muro che trema, trema, sembra dover venire giù e invece resta al suo posto. Ma il medico ha drizzato le antenne e ha captato un passaggio poco chiaro: alla vigilia delle elezioni 35 stranieri, per lo più romeni e dunque comunitari, hanno acquistato il diritto al voto. E dunque sono andati al seggio decidendo di fatto con la loro partecipazione il finale. I romeni, quei romeni, sono stati l’ago della bilancia. Tutto giusto, ci mancherebbe. Ma tutto in fretta: di quei 35 voti ci si è ricordati tardi, troppo tardi, e l’inserimento nelle liste elettorali sarebbe arrivato fuori tempo massimo. Dunque, secondo Andreani ci si troverebbe davanti a un caso di speculazione più che di integrazione elettorale. Il Pd è stato salvato dalla «legione romena».
Nei giorni scorsi, il Tar accoglie la tesi di Sperandio e manda a casa il sindaco appena eletto. Va bene dare il voto agli stranieri comunitari residenti in zona, ma non lo si può fare all’ultimo secondo. Ecco il punto decisivo: un’azione acchiappavoti è stata travestita da operazione di promozione sociale. Dunque, il Tar ha bloccato tutto: il sindaco e il consiglio comunale sono stati costretti a svuotare gli armadi appena riempiti, ma già preparano la rivincita al Consiglio di Stato.
Che cosa succederà? Per ora c’è una macchia senza colore nel profondo rosso di una regione che da sempre è un vivaio per le maggioranze comuniste e poi postocomuniste. L’ipotesi più accreditata è che si torni a votare in primavera, ma naturalmente non è da escludere un controribaltone. In teoria il Consiglio di Stato potrebbe riconsegnare le chiavi della città a Sperandio. Per ora, però, le chiavi restano nelle mani del commissario.