«Al Pd un “reggente” già peggio di Veltroni Così niente confronto»

Roma«Avrei desiderato fargli una telefonata, ma nel suo primo intervento Dario Franceschini mi ha deluso profondamente».
Ministro La Russa, cosa non la convince del neo-segretario Pd?
«Speravo partisse col piede giusto, ma c’è stato un passo indietro. Ha fatto peggio di Veltroni».
Non promette nulla di buono?
«L’ex segretario all’inizio aveva tentato di dialogare, anche se poi hanno ricacciato pure lui nel solito schema di contrapposizione. Ma adesso Franceschini, che in attesa del Congresso - dove potrebbe ricandidarsi - svolge un ruolo temporaneo, quasi da reggente, si rifugia subito dietro il vecchio ritornello dell’antiberlusconismo. E su queste basi di partenza non c’è alcuna speranza di confrontarci con l’opposizione».
Insomma, tutto come prima.
«Speravo il contrario, ma è così. D’altronde, capisco pure le sue difficoltà, visto che il partito è ai minimi termini. All’Assemblea c’era meno del 40% degli aventi diritto».
Però sono giunti a Roma in oltre mille.
«Guardi, prima hanno fatto a cazzotti per essere eletti, poi la stragrande maggioranza era assente. Ciò testimonia il grado di dissesto che si vive tra i democratici, e non solo tra delegati».
C’è dell’altro?
«Si odiano come cani e gatti e i rapporti interni sono pessimi. Devono quindi indicare la strada dell’odio, sempre contro Berlusconi, per ricompattarsi. Lo testimonia anche la sceneggiata da avanspettacolo di Ferrara».
Be’, Franceschini ha solo giurato sulla Costituzione.
«Appunto. Che senso ha? Vuol dire che altrimenti non l’avrebbe rispettata? C’è dietro la solita ragione demagogica».
Un autogol?
«Di più, una mossa disperata che non scioglie i veri nodi».
Quali?
«Invece di proseguire sulla strada degli insulti personali ed occuparsi degli avversari, al suo posto avrei rimarcato le differenze con il centrodestra sul piano dei contenuti programmatici. Invece, non ha chiarito se e come sono pronti a fare qualcosa per l’Italia, in che modo avviare il doveroso confronto sulle riforme. Una volta tanto, mi trovo d’accordo con Casini, che chiede al Pd di uscire dagli equivoci».
Il leader Udc pronostica però pure forti contraddizioni nel Pdl.
«Pier Ferdinando continua sulla strada del “vorrei ma non posso” e il rapporto che tiene con noi mi ricorda la storiella della volpe e dell’uva. Ma non si illuda. Il primo a lavorare per un partito permanente è il premier. Il Pdl rappresenterà la novità del prossimo decennio e resterà solido anche in futuro, dopo Berlusconi e dopo Fini».
A proposito di Pdl, il Congresso del 27 marzo s’avvicina.
«Andiamo molto bene e lavoriamo di gran lena, senza nasconderci le criticità emerse, che in larga parte abbiamo già superato insieme. Non abbiamo nascosto la polvere sotto il tappeto, anche perché la confluenza è stata una nostra libera scelta, non dettata dalla necessità magari di superare una sconfitta elettorale».
A che punto sta lo Statuto?
«È praticamente pronto. E nell’ultima bozza sono stati recepiti integralmente gli input emersi dal colloquio alla Camera tra Fini e Berlusconi. Insomma, non c’è alcun chiaroscuro e dovrà essere pronto prima del 21 marzo, quando si svolgerà il Congresso di An. L’unica cosa che manca è la mozione per l’assise della settimana successiva. Semmai...».
Semmai?
«Secondo me c’è ritardo nel comporre quella sorta di “segreteria generale”, seme del futuro ufficio di presidenza, che, grazie al confronto allargato ai capigruppo parlamentari del Pdl, dovrebbe stabilire le forme di coinvolgimento della base. Attraverso magari i gazebo o con 2-3 grandi manifestazioni. In ogni caso, dobbiamo stare attenti pure all’involontario fuoco amico».
Fuoco amico?
«Già».
A chi si riferisce?
«Tanto per cominciare ai quotidiani vicini come aree di riferimento, compreso il vostro, che a volte sembra facciano opposizione. Ogni tanto non sono tenero neppure con il Secolo d’Italia e dico che il Giornale, venerdì scorso, ha pubblicato un articolo di Stenio Solinas che era un attacco nei confronti di Fini. Non dobbiamo giocare a sparare sul pianista e mi meraviglia lo spazio che gli avete concesso. Detto questo, il fuoco amico è anche altrove».
Dove?
«All’interno dei nostri quadri dirigenti di medio vertice, sia in An che in Forza Italia. Tutti dobbiamo capire che il partito unico presuppone saper navigare in mare aperto. E per questo dobbiamo smetterla di giocare ognuno con il proprio orticello».
Domanda tormentone: quale ruolo assegnare a Fini nel Pdl?
«Sarebbe sbagliato, per l’incarico istituzionale che ricopre, dargli un ruolo nell’organigramma: scelta che tra l’altro non accetterebbe. Ma al di là di medaglie e distintivi, Fini non viene dalla Luna. È il leader di An e una risorsa fondamentale, importantissima per tutto il Popolo della libertà. E secondo me, in questa fase, potrebbe magari divenire “ambasciatore” del Pdl in Europa, verso il Ppe e il Parlamento Ue».
Ministro, nel Pantheon di An vi siete davvero dimenticati di inserire Giorgio Almirante?
«È una sciocchezza. Nessuno ha mai parlato di Pantheon. Ci stiamo riferendo ad un elenco in cui figurano i nomi delle 20-30 personalità del Novecento, non politiche, che vanno idealmente trasportate nel nuovo secolo, a fondamento culturale del nuovo partito che stiamo costruendo. Fateci caso: non si nominano ad esempio Cavour, Crispi, Giolitti, De Gasperi...».
Ma Almirante non è citato neppure nella mozione.
«Il documento si concentra sul percorso di An, quindi parte dal giorno della sua nascita. Almirante, ci tengo a sottolinearlo, sarà invece ricordato come merita nel filmato, molto bello, che verrà proiettato nel corso dei 110 congressi provinciali del partito, che ripercorre la storia della destra, dal dopoguerra in poi».
Chiudiamo con il capitolo sicurezza. Arrivano le “ronde”.
«Con il decreto abbiamo fatto un passo in avanti per regolamentare un’iniziativa già presente sotto mille colori. E grazie al lavoro di tutto il governo si è dato un ordine all’attività dei volontari per la sicurezza. Gestita, grazie alla proposta di An e condivisa da tutto l’esecutivo, in primo luogo da associazioni di ex agenti in congedo o in pensione. E si è stabilito che le altre tipologie di associazioni non debbano sostenersi con denaro pubblico. In tal modo si elimina il fenomeno del finto volontariato».