Pd alla resa dei conti D’Alema sceglie l'Unità per gridare al complotto

Democratici divisi. L’ex premier punta l’indice contro Veltroni e <em>Repubblica</em>: &quot;Inciuci io? Qualcuno disinforma per condizionare il partito&quot;

Roma Compagni lasciate perdere Palazzo Grazioli. Dimenticate i retroscena che riguardano il presidente del Consiglio, perché, se è vero che certi ambienti della sinistra stanno tramando, il complotto è solo ai danni del Partito democratico e del suo leader Bersani. Con la fine del 2009 è arrivata una resa dei conti che era inevitabile. Massimo D’Alema se l’è presa con quella che altri hanno definito la «sinistra cattolica e azionista». Strana alleanza politica tra Walter Veltroni e il partito di Repubblica, con un obiettivo preciso: «Vogliono spaccare il Pd». Per lanciare l’allarme D’Alema si è riappropriato dell’Unità che gli ha dedicato la prima pagina. Scelta significativa perché l’atto di accusa di D’Alema è soprattutto contro il quotidiano-partito.
L’ex premier ce l’ha con il titolo nel quale gli si attribuisce un «elogio dell’inciucio». Un modo «di informare che ha l’effetto di avvelenare il dibattito politico. Non da oggi purtroppo. A volte - spiega - si ha l’impressione che più che informare si abbia l’obiettivo di condizionare il nostro partito. Forse non è piaciuto l’esito del congresso. Forse qualcuno pensa che si debba scardinare la maggioranza che lo ha vinto, isolando D’Alema e condizionando Bersani. Sono intenti politici. È incredibile perseguirli distorcendo l’informazione e lanciando accuse calunniose e indimostrate».
C’è il rapporto turbolento con militanti ed elettori di sinistra che si mobilitano su Internet e se la prendono tanto con Berlusconi quanto con il vertice Pd. Nel centrodestra, osserva D’Alema, «discutono, ma sono ben attenti a non demolirsi tra loro».
Con i blogger scatenati D’Alema non se la prende più di tanto. Molto più pericolosa la minoranza del Pd quando accusa Bersani e D’Alema di non essere abbastanza antiberlusconiani. «Veltroni - osserva l’eterno rivale - ha fatto la campagna elettorale all’insegna della non demonizzazione di Berlusconi, fino a non nominarlo e, all’indomani delle elezioni, ha sottolineato la comune responsabilità con il presidente del Consiglio in materia di riforme costituzionali. Sarebbe strano se avesse cambiato idea solo perché Bersani è diventato segretario del partito».
Sopra tutto c’è la partita delle riforme. Un pezzo della sinistra teme la trappola? «Non so se la disponibilità della destra sia vera o finta. Il modo migliore per appurarlo è lanciare la sfida e aprire il confronto sul merito. Questa è la politica di una forza riformista che vuole essere utile al Paese». D’Alema non è per nulla disposto a farsi condizionare da chi dice che sulle riforme c’è il macigno della giustizia. «Se Berlusconi volle farsi una leggina ad personam ha la maggioranza. Noi abbiamo detto chiaramente che voteremo contro. Altre sono le riforme che riteniamo necessarie». C’è la legge elettorale per un sistema simile a quello tedesco, la riduzione dei parlamentari, la camera federale e la “bozza Violante”».
Se e quanto lo sfogo di D’Alema corrisponda al pensiero del leader del Pd è tutto da vedere. Ieri Pier Luigi Bersani ha rimandato la palla delle riforme nel campo dell’avversario. «Un pregiudizio su un percorso di riforme non viene da noi, potrebbe venire dagli atti che loro faranno a gennaio», ha spiegato riferendosi al Pdl. A D’Alema, Bersani dedica, non un commento al suo sfogo, ma il rilancio della candidatura al comitato di controllo sui servizi segreti. Per il Copasir «uno guarda i curriculum e D’Alema certamente ha il curriculum migliore, non ci piove».