Pd, Rifondazione non ci sta e avverte gli alleati: "Guidarci? Non avete la patente"

Giordano: «Non accetto gerarchie, Margherita e Ds non sono azionisti di maggioranza». <a href="/a.pic1?ID=172873"><font color="#ff6600"><strong>Al Pd va stretta l'Unione: &quot;Liberi di scegliere gli alleati&quot;</strong></font></a>. E a sinistra parte la <a href="/a.pic1?ID=172878"><strong>caccia ai voti</strong></a><strong> </strong>in fuga dai Ds. Bondi: <a href="/a.pic1?ID=172879"><strong>&quot;Berlusconi ha aperto la strada per una democrazia compiuta&quot;</strong></a>

Roma - «Ma chi vi ha dato la patente?». A Ds e Margherita che spiegano che sarà il Partito democratico a «guidare» la coalizione di governo, e con Franco Marini aggiungono minacciosamente che il Pd «sceglierà i suoi interlocutori» per le alleanze di governo, il leader di Rifondazione risponde a brutto muso.
«Ho sentito Fassino e Rutelli parlare della nuova formazione politica, il Pd, come di una guida - manda a dire Franco Giordano - e vorrei chiedere a tutti e due: ma chi vi ha dato la patente? Non accettiamo gerarchie, restiamo legati al programma dell’Unione e al mandato elettorale». Secondo il segretario del Prc, il modello cui si ispira la creatura che nasce dalla fusione di Quercia e Margherita è quello «americano», volto a una «visione a-conflittuale e pacificata della società. Non c’è più traccia di socialdemocrazia, né di una critica della società e del tempo attuale. Inoltre, invece di semplificare la politica - osserva Giordano - il Partito democratico sta creando nuove diaspore e regressioni neo-identitarie».
Il capo del Prc, all’indomani dei congressi di scioglimento e del varo della nuova creatura politica che dovrebbe raccogliere i riformisti e candidarsi alla leadership della sinistra di governo, alza i toni della polemica e inaugura una nuova competition tra moderati e massimalisti nell’Unione. Solleva il problema delle elezioni amministrative, accusando l’Ulivo di «arroganza» per i mancati accordi in alcune città dove si va al voto: «Sembra che con la costruzione del Pd, Ds e Margherita pensino di avere una sorta di primazia, come se fossero azionisti di maggioranza dell’alleanza e potessero decidere da soli le candidature a sindaco e i programmi».
Secondo Giordano, «queste forme di autosufficienza, a volte di arroganza, le dobbiamo contrastare nettamente». Ci sono due città importanti, Taranto e Gorizia, dove sinistra radical e riformisti corrono con candidati diversi, l’un contro l’altro armati. «A Taranto avevamo chiesto di fare le primarie, assicurando che avremmo sostenuto lealmente il vincitore. Sapete come ci hanno risposto dall’Ulivo? Che non si poteva perché il nostro candidato era troppo forte». E allora «noi andiamo avanti, e se loro tengono questa linea ci saranno dieci, cento mille Taranto», promette minaccioso.
Apre un fronte di scontro anche con il governo, rilanciando l’allarme sulla destinazione dell’extra-gettito fiscale: «La ripartizione delle risorse non può accadere come dice Padoa-Schioppa, 7 miliardi e mezzo al risanamento e 2 e mezzo all’equità sociale», tuona. «Così non ce la facciamo, e c’è il rischio reale che non si determinino le condizioni per un’intesa». Né sono «accettabili» le proposte della Margherita per destinare risorse «al sistema delle piccole imprese e al familismo diffuso». La strada è tutt’altra: «Deve aprirsi la strada del risarcimento sociale: salari, pensioni, lotta alla precarietà».
Il confronto è aperto. E, come dice il Verde Paolo Cento, «l’accelerazione del Partito democratico obbliga ad accelerare anche da questa parte», quella della sinistra dell’Unione. In attesa dell’apertura ufficiale delle grandi manovre tra Prc, Verdi, Pdci ed ex Correntone ds fuoriuscito dal Pd, il capogruppo di Rifondazione al Senato Giovanni Russo Spena lancia una proposta già nel segno dell’azione comune in funzione anti-Pd. «È necessario stringere i tempi della costituzione del soggetto unico della sinistra sia nella società che nelle istituzioni. In Senato i tempi sono maturi per un patto di reciproca consultazione e su alcuni obiettivi potremmo già stabilire un coordinamento». Politica estera, tesoretto, lavoro, pensioni: su questi temi «siamo concordi» e si può dare filo da torcere agli alleati «riformisti».