«Il Pd sarà la morte del governo»

da Roma

La butta lì a fine pranzo, dopo i tagliolini ai tartufi e la polenta con cacciagione. Quando al tavolo dove è seduto da quasi un’ora è già iniziata la processione di chi vuole un saluto o di chi chiede una foto. «Il 14 ottobre nasce il Partito democratico e muore il governo Prodi», dice Silvio Berlusconi brindando ai suoi 71 anni nella villa palladiana che a Vicenza ospita le sedute del Parlamento del Nord. Poche parole, che sintetizzano però ragionamenti che il Cavaliere va facendo da qualche settimana e che anche ieri ha ripetuto davanti alle assise leghiste. Il giorno delle primarie del Pd, è la sua convinzione, «tutti gli eletti della Margherita in Senato e nelle amministrazioni locali saranno liberi di fare una scelta: entrare nel Pd o in altre formazioni di centrosinistra, restare autonomi, oppure venire con noi». Perché, dice Berlusconi, «in molti hanno disagio all’idea di far parte di un partito con gli eredi dei comunisti che, peraltro, aderirà al Pse e non al Ppe». Un disagio, assicura, che «mi è stato manifestato personalmente».
Negli ultimi giorni, infatti, nonostante la scelta di restare rigorosamente in silenzio (era dalla scorsa settimana che non si faceva vedere in pubblico) il leader di Forza Italia ha tenuto contatti fittissimi soprattutto con esponenti della maggioranza. Tanto, raccontava martedì scorso a un suo collaboratore, che non solo Lamberto Dini «ha ormai deciso che la situazione è insostenibile», ma pure Clemente Mastella «possiamo considerarlo dei nostri». Un’assicurazione che gli sarebbe arrivata dal diretto interessato, con cui i contatti telefonici sono decisamente aumentati, al punto che il Cavaliere l’ha anche chiamato per esprimergli la sua solidarietà dopo la discussa puntata di Ballarò. E forse non sarà un caso che quando venerdì scorso l’azzurro Aldo Brancher gli ha stretto la mano in Transatlantico invitandolo a tenere duro, il Guardasigilli si sia lasciato scappare un sibillino «però anche voi non lasciatemi da solo...». Ma l’ex premier va oltre. E al suo interlocutore dice pure di aver parlato «personalmente» con alcuni senatori del centrosinistra decisi dopo il 14 ottobre «a non sostenere più il governo». «In tutto sono 16», aggiunge.
Il pranzo va avanti tra barzellette e battute e qualche buon sorso di Amarone. E dopo il taglio dell’enorme torta con il Sole delle Alpi e qualche cadeau padano (una felpa con scritto Lumbardia, una maglia da calcio della Padania con il numero 10 e la scritta Silvio dietro, una pietra con inciso il Sole delle Alpi e un’altra maglietta con scritto Grazie a Dio in famiglia non abbiamo comunisti), è Roberto Calderoli a presentarsi con in dono una fotografia un po’ osée di Michela Vittoria Brambilla e la dedica al Circolo della libertina. Il Cavaliere sorride e non perde l’occasione per la solita barzelletta, per l’occasione piuttosto goliardica, su «Bondi, Cicchitto e il bumba bumba». Seguito a stretto giro dal presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni, che guida la deriva musical-canterina del pranzo. Con tutto il tavolo del Cavaliere (ci sono Bossi, Tremonti, Calderoli, Maroni, Bonaiuti, Rosy Mauro, Giorgetti, Cota e un’altra quindicina di persone) a intonare L’emozione non ha voce di Celentano.