Pd allo sbando: "Basta, sfiduciamo la Iervolino"

L’ex ministro Lanzillotta esorta i vertici nazionali del Pd a
procedere d’autorità. Il sindaco: "Si faccia gli affari suoi". L’ex
segretario campano Nicolais accusa Rosetta per le registrazioni
nascoste: "Che caduta di stile, incredibile in un Paese civile"

Roma - Galeotta fu la scatola, come racconta Luigi Nicolais: «Sono senza parole: non avrei mai potuto immaginare una cosa del genere. Mi è sembrata veramente incredibile in un Paese civile». Spiega l’ex segretario provinciale del Pd a Napoli: «Era una discussione serena, il sindaco spiegava a me e a Iannuzzi perché non poteva cambiare gli assessori. Ho visto a un certo punto che c'è stato lo spostamento di una scatola, ho avuto qualche dubbio, ma non ero certo che contenesse un registratore. È stata una caduta di stile incredibile». Incredibile, davvero: il rosettismo crepuscolare ci aveva abituato a tutto, ma stavolta Rosa Russo Iervolino ha superato se stessa, determinando un paradosso. Quelli del Pd sono contrari «all’uso indiscriminato» delle intercettazioni dei magistrati. Poi, però, se le fanno da sé, per usarle l’uno contro l’altro, come a Napoli.

E in quella fatidica riunione in cui erano venuti a trattare con la Iervolino, sembra che i registratori fossero addirittura due: la scatola, per l’appunto, ma anche una pennina digitale, due strumenti che hanno dato modo al sindaco di Napoli di brandire la sua minaccia: «Farò sentire le registrazioni!». Per quanto possa sembrare strano, è quel che sta accadendo a Napoli, dove il braccio di ferro tra la Iervolino e l’ex ministro Nicolais, proconsole di Veltroni (e da due giorni dimissionario) si è risolto in una guerra senza regole, combattuta dal sindaco a colpi di nastro: ovvero con la minaccia di diffusione dei colloqui riservati con i dirigenti del partito.

Da mesi, il tira e molla fra i contendenti si fa insostenibile: prima Veltroni puntava sul mantenimento della Iervolino, e sulle dimissioni di Antonio Bassolino (per dare almeno un segnale di rinnovamento). Poi però evitava di chiederle pubblicamente, quelle dimissioni, per non rischiare di incorrere in clamorosi rifiuti. Quindi, dopo le inchieste, un nuovo cambio di rotta: Bassolino si sfila dalla contesa facendo sapere che siccome è eletto dal popolo non se ne andrebbe in ogni caso. Così l’operazione lifting non può che partire dal Comune (dove inchieste, suicidi e dimissioni hanno fatto venir meno cinque assessori). A questo punto inizia un balletto di ipotesi, sul rinnovamento necessario. Nicolais vuole che sia «radicale», la Iervolino lunedì spiega che le basta un «rimpasto». Così Nicolais si dimette. Il giorno dopo, per rispondere allo strascico polemico, la Iervolino minaccia di ricorrere ai registratori. Poi, attenua il livello: «Sono stata autorizzata a registrare dal Pd nazionale. Era la condizione che avevo posto». Una sua ex fedelissima, Teresa Armato, la smentisce. Veltroni esprime «il suo disappunto».

Ieri nuovo Iervolino Show: «Chi ha la coscienza a posto non teme nulla». Contropiede disperato di Morando: «Ho parlato, per mia iniziativa, con lei, Nicolais e Iannuzzi - spiega -. Ho rivolto loro un pressante invito a non consentire la pubblicazione dei testi della registrazione». La Iervolino: «Le registrazioni? Sono in segreteria. Se tutti e tre sono d’accordo, ve le faccio ascoltare». Così anche gli interessati si fanno sentire. In una dichiarazione Tino Iannuzzi, segretario regionale del Pd in Campania e Nicolais, dicono no: «Aderiamo all’invito rivolto da Morando, pur nella consapevolezza di aver espresso nell’incontro unicamente sereni giudizi politici». Segue botta e risposta con Linda Lanzillotta che dice: «Il Pd può sfiduciare Iervolino e Bassolino». Ribatte il sindaco: «Si facesse i fatti suoi!». Ma poi la Iervolino si rattrista, perché la Armato nega di averla autorizzata a registrare: «Dopo che Teresa ha detto “non è vero”, a chi altro ancora devo credere?». Tu quoque, e il crepuscolo di Rosetta continua: inesorabile, ma spettacolare.