Pd allo sbando, Bersanov: "Sono il vero anti Veltroni"

Con la regia di D’Alema l’ex ministro si candida a conquistare
la leadership. Il nemico dei tassisti ha 58 anni. <a href="/a.pic1?ID=326818" target="_blank"><strong>Walter vara la manovra che non c'è
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RomaProvaci ancora Pierlù, non è mai troppo tardi per imparare che i rimorsi pesano meno dei rimpianti. Dunque eccola, la testa d’uovo più lucida e accattivante della nostrana sinistra, l’ex ministro vero ed ora soltanto ombra dell’Economia, ma sì Pierluigi Bersani, partire lancia in resta - anzi, ripartire - per sfilare il posto al compagno Valter. Alla non più fresca età di 58 anni, è vero. E dopo che s’era ritirato dalla corsa l’altra volta, appena aperte le primarie, perché «il partito aveva scelto Veltroni». Dite che non è proprio la migliore incarnazione del nuovo che avanza? Siate realisti e non chiedete l’impossibile, questo è quanto passa il convento democrat.
Convento che non dev’esser poi così diverso da quello dove Pierlù è cresciuto, il Pci, se «per disciplina» nel 2007 s’è represso. E se ora invece ci ripensa, arriva persino ad ammettere «la volta scorsa ho fatto una grande cavolata a non candidarmi alle primarie», vuol dire che il partito, inteso nel suo continuo e immutabile divenire di Pci/Pds/Ds/Pd, gli ha dato il via libera non potendone più dell’attuale segretario. Chi è lo sponsor, il mago che ha trovato nel cilindro questo volto nuovo, il giovane promettente che farà dimenticare le disgrazie e i tormenti del giovane ma appassito precocemente Valter? Ma sì, avete indovinato. C’è ancora e sempre lui, come ai tempi della Fgci, quando si tratta di far le scarpe a Veltroni: Massimo D’Alema. La candidatura di Bersani «è emersa da una riunione di Red, l’associazione dalemiana», informa Goffry De Marchis su Repubblica. E lui, l’antagonista che ha rotto gli indugi e sfiderà il segretario al congresso d’ottobre, non solo non smentisce ma semmai rimprovera che anche «a Veltroni è piaciuto il cappello di D’Alema alle primarie». Determinato e ormai senza freni, ora che far la guerra a Veltroni è come sparare sulla Croce rossa, il nostro quasi maramaldeggia col segretario: «Se hai un’opinione diversa vuoi distruggere il partito. Se ti acconci, come è avvenuto per la legge delle europee, sei uno sconfitto. Adesso basta».
Avanti Bersani dunque, e mal n’abbia Goffredo Bettini che per la successione a Veltroni - quando sarebbero stati maturi i tempi, ovviamente - faceva nomi di giovani veraci: il figlio di Colaninno che però è già ministro ombra anch’egli, la «sconosciuta» Madia, lo scampato al rogo della ThyssenKrupp. Rieccoti invece il campione del partito emiliano, il sodale di Vincenzo Visco detto Dracula, il migliorista berlingueriano, il governatore più famoso della grassa e rossa Emilia Romagna, il punto di riferimento di tutte le Coop, il migliorista berlingueriano, quello che ci sforma perché il ministro dell’Economia vero, Giulio Tremonti, perfidamente lo chiama Bersanov, Bersani che la gente comune conosce per un decreto omonimo che ha fatto scioperare e infuriare per mesi i taxisti e pure i farmacisti, la Cassandra che in tv fa il maestro severo, boccia ogni cosa faccia l’odiato Tremonti prevedendo per la povera Italia sciagure e sfracelli quattro volte più grandi di quelli in cui versa l’intero Occidente. «Sono un giovane di lungo corso, io», scherza pure. Beccatevi ’sto giovane. Purché ad ottobre un Pd ci sia ancora, ovviamente.
E purché, almeno in questa corsa, il «giovane» sappia evitare gaffe come quella compiuta nella campagna elettorale per le politiche dell’anno scorso. Ricordate? Era ministro, vero, dello Sviluppo economico, e si prestò per un servizio organizzato da un settimanale di larga diffusione, Oggi, per andare a cena «in una normale famiglia italiana con problemi normali, concreti, veri». Con tanto di foto. Il padre di famiglia preoccupato per il lavoro, la mamma attenta ai centesimi della spesa, i figli dall’incerto futuro facevano domande, Bersani rispondeva sereno. Salvo poi scoprirsi che la famiglia «normale» era quella del marchese Sacchetti, tra le più antiche della nobiltà romana, con casa sul colle del Quirinale.
Così, dopo indiscrezioni che serpeggiavano da una settimana, Bersani è sceso in campo ufficialmente, benedetto da Baffino. Che tirato il sasso già nasconde la mano però. Ieri sera infatti, alla richiesta di un commento D’Alema ha svicolato: «Non è mia intenzione anticipare giudizi. Quando ci sarà il congresso, dopo le elezioni europee, legittimamente si confronteranno idee, piattaforme, personalità». Come la stan prendendo gli altri? Veltroni ovviamente, male: aveva chiesto a Bersani una «condotta unitaria» almeno sino alle europee. Gli ex Ppi un po’ freddini, perché un altro postcomunista non lo vogliono. E Piero Fassino del tutto contrario: ma non era lui, l’ultimo segretario dei Ds, meglio di Bersani?