Il Pd scarica Veltroni: "Il referendum? Meglio ripensarci"

Crescono i dubbi sull'iniziativa anti Gelmini del leader. L'alleato Emma Bonino: &quot;È inutile votare sul grembiulino&quot;. E il giornale dei Dl scrive: neanche il Pci l'avrebbe mai fatto<br />

Roma Qualcuno gli suggerisca di fare marcia indietro. Qualcuno gli spieghi che l’effetto annuncio, lanciato magari per mettere il cappello del Pd sulla protesta degli studenti, rischia di trasformarsi in un boomerang. Qualcuno gli dica che in molti sorridono all’idea di chiamare gli italiani a pronunciarsi sul maestro unico, o peggio, sul grembiulinosìono. Qualcuno gli faccia notare che ad appoggiarlo, oltre alla sinistra che si agitava nell’Unione, la stessa con cui ha evitato accuratamente a suo tempo di allearsi, c’è pure un tale Antonio Di Pietro, mentre il corteggiato Pier Ferdinando Casini non ci pensa minimamente a raccogliere le firme. Qualcuno gli ricordi che nel suo partito a storcere il naso non sono in due o tre. Insomma, qualcuno salvi il segretario Walter.

Anche perché, a fare «marameo» all’idea di voler abrogare con lo strumento consultivo alcune parti della futura legge Gelmini, adesso sono pure i padri (e le madri) indiscussi del referendum. Ovvero, i radicali. Gli stessi che siedono in Parlamento, tra l’altro, tra i banchi del Pd. A commentare così,infatti, l’iniziativa di Veltroni, è la senatrice Emma Bonino: «Va benissimo, ma ci avete raccontato per 30 anni che i referendum si fanno sulle grandi questioni di principio. Quindi non andavano bene quelli su giustizia ed energia. E oggi, su cosa lo facciamo, sul grembiule?».

Da Chianciano Terme, dove si svolge il congresso nazionale del movimento, l’ex ministro fa notare: «Noi saremo anche i referendari della prima ora, ma almeno voi potevate studiare l’Abc». Come dire, «ci sarà pure un limite». «Anche perché - aggiunge - nel frattempo ci avete messo del vostro a svuotare, voi e la destra, direttamente o per interposta persona, con la Consulta, con l’astensionismo, con le date fissate il 15 giugno, uno strumento che erano uno strumento populista, come rischia di diventare, ma la seconda scheda di espressione politica dei cittadini italiani». Che, tra l’altro, «non è mai piaciuta, perché disturbava chiunque fosse alla barra di comando».

Insomma, all’indomani dei distinguo di Massimo D’Alema e Francesco Rutelli, nuova frenata. Chesi sposa conl’apertura di Europa, quotidiano d’area Pd, che ieri titolava: «Per salvare la scuola, meglio Napolitano del referendum».Contantodi editoriale a corredo, che si chiude così: «... Sulle ali dell’entusiasmo per un ruolo ritrovato, e per paura di smarrirlo subito, si possono fare anche errori. Come è il caso - lo si pensa a molti livelli, politici e non solo - dell’adesione a un improbabile referendum sulla scuola. Una campagna che fra due anni dovrebbe farci votare... sul maestro unico e sulla trasformazione delle Università in fondazioni. Neanche il Pci l’avrebbe mai fatto».