Il Pd sceglie il gioco delle coppie per non perdere il gioco della poltrona

Montaldo-Margini
Due giunte spesso su posizioni distanti, quella comunale e quella regionale, con due assessori, Mario Margini a Tursi e Claudio Montaldo a De Ferrari, accomunati da poche cose se non da una voce ricorrente: quella di essere sempre infilati in qualsiasi squadra di governo locale come «commissari» del partito. Montaldo, che ha detto «obbedisco» quando nessuno in Regione voleva prendersi la gatta da pelare della Sanità, non è certo amatissimo neppure dai consiglieri che lo sostengono in aula. Le sue scelte non hanno brillato, gli obiettivi dichiarati (abbattimento delle liste d'attesa su tutti) si sono rivelati fallimentari. Margini, quasi in omaggio al suo stesso cognome, ha evitato spesso la ribalta (e gli scivoloni) del Comune, eccezion fatta recentemente per la sua accelerata sullo stadio a Sestri smentita da sindaco e colleghi. A Burlando forse vorrebbe far «pagare» anche la trombatura rimediata nella corsa alla presidenza dell'Autorità portuale, affidata dal governatore (di concerto con l'ex ministro dei trasporti), a Luigi Merlo.
La strana coppia non ha certo formulato un anti-candidato. Troppo esperti per rischiare così. Piuttosto hanno anche studiato il «piano b». Se restasse il diktat di Veltroni sui governatori uscenti, cercherebbero almeno di «commissariare» le liste, in cambio di un passo indietro. E per questo hanno già iniziato ad alzare la posta, convocando una riunione con i «dissidenti» della linea tuttooksepoffà.
Benvenuti-Mazzarello
Altri due «insospettabili» del partito, silenziosi anche di fronte a esclusioni che bruciano, sono Graziano Mazzarello, non riconfermato come avrebbe meritato e come avrebbe chiesto la base in Parlamento per lasciare spazio ai «foresti» campioni nello sperperare voti, e Ubaldo Benvenuti, esperienza da vendere ma un ruolo assolutamente anonimo in Regione anche quando si era liberato un posto da capogruppo. Due, insomma, che al partito hanno dato più che chiesto. Due che potrebbero anche provare a dire la loro per la corsa a un seggio in Parlamento europeo, quantomeno un doveroso riconoscimento di fine carriera nell'ipotesi in cui la riconferma di Burlando dovesse, come nelle previsioni degli analisti interni al Pd, garantire almeno un quinquennio di opposizione anche in Regione, con conseguente diminuzione anche dei posti di sottogoverno.
Benvenuti e Mazzarello potrebbero essere comunque protagonisti di un eventuale ciclo di primarie che si profilerebbero per le liste alle Europee 2009. Soprattutto se, come pare possibile, si andrà con una legge elettorale nuova che affida ai partiti la costruzione bloccata delle liste. Cosa che farebbe ridiscutere nel partito la candidatura di Lorenzo Forcieri, al momento fortemente avanzata dalla base spezzina come fosse un risarcimento danni dopo le ultime elezioni.
Costa-Rossetti
Europee e primarie. Due variabili che spiegano l'improvviso movimento di un'altra coppia del Pd. Quella formata da Massimiliano Costa e Sergio «Pippo» Rossetti, i sedicenti centristi del centrosinistra. Al vicelìder Massimiliano nessuno ha ancora confermato un ruolo da numero due in giunta in caso di vittoria alle regionali. Non gode di simpatie viscerali all'interno del partito, non ha nella freddezza politica la sua dote migliore specie quando deve rispondere a interrogazioni per lui imbarazzanti, ma è riconosciuto come serbatoio di voti da parrocchia (e da scout), tutti ammettono che quando ci sono le elezioni in pochi si sbattono come lui. Lui è consapevole della sua forza (e del fatto di essere temuto), per questo ha scelto una spalla importante, un uomo come Pippo Rossetti alla ricerca di un nuovo posto al sole specie dopo l'illusoria speranza di trovare spazio nel valzer dei dirigenti della Sanità. Motivi di fare le scarpe agli amici-nemici dei Ds ne hanno entrambi. E in caso di primarie il loro tandem potrebbe avvantaggiarsi del frazionamento altrui. Senza contare che lo stesso Costa spedito a Bruxelles non dispiacerebbe alla stessa anima Ds del partito, che ci aveva già provato invano quando la Vincenzi è tornata a Genova per fare il sindaco. Sul piatto della bilancia Costa e Rossetti hanno già buttato la loro scelta-provocazione: i centristi chiedono di scaricare la sinistra radicale per fare un'alleanza con l'Udc. E sanno che un probabile «no» dovrà essere adeguatamente compensato.
Tullo-Pinotti
L'ultima coppia, la prima coppia mista, è quella formata da Mario Tullo e Roberta Pinotti, deputato e segretario regionale del partito lui, senatrice e ministro ombra della Difesa, lei. Insomma, le punte di diamante, la spina dorsale della dirigenza Pd. E come tale, stanno a osservare, non a guardare. Non scendono in campo. Tullo si è addirittura messo in auto-discussione, quasi offrendo il suo ruolo di segretario per aumentare l'offerta di posti e anestetizzare possibili conflitti. La Pinotti è stata tirata da più parti, indicata addirittura come alternativa a Burlando. Lei resiste e, dicono i suoi più stretti collaboratori, pensa a tutt'altro. Fa la donna di partito, merce rarissima non solo a Genova.
Vincenzi-Burlando
Definirli una coppia proprio non si può. Sia Marta Vincenzi sia Claudio Burlando devono già tenere insieme maggioranze litigiose, figurarsi se possono permettersi il lusso di pensare ai problemi del Pd, così si limitano a osservare sperando di cavarsela. Li unisce solo la preoccupazione per il ciclone Cofferati che ha deciso di fare il papà-papabile proprio a Genova. Burlando, che ha la scadenza più vicina, si è anche già mosso in tempi non sospetti per dire che la sua maggioranza dovrà essere quella attuale, cioè fatta con tutto quello che si può raccattare purché respiri e non sia berlusconiano. Che al massimo la si potrà ampliare, ma non cambiare. Un'altra sfida, la sua, che rischia di renderlo involontariamente più simile alla sua nemica amatissima, la sua pantera rosa Marta Vincenzi, che non ha difficoltà a dire di cercarsi una sorta di isolamento politico.
Con queste premesse si arriverà, venerdì, alla direzione regionale del Pd, convocata per mettere ordine, dare una linea politica possibilmente unitaria o almeno qualcosa di simile, di stabilire le alleanze. Dopo che Veltroni ha superato l'esame-piazza, qualcuno potrebbe presentarsi con idee meno bellicose. Più attendiste. Il tempo e altre occasioni per scatenare la tempesta perfetta non mancheranno.
Diego Pistacchi