Il Pd scherza col fuoco: gli ex premier temono l’effetto boomerang

L’opposizione ha subito attaccato il Cav, ma è in ansia per le prossime
rivelazioni dell’ambasciata Usa. Mani avanti da Prodi e D’Alema

Arruolata. Elizabeth L. Dibble non sa ancora in quale guaio si è messa. I suoi dispacci mondani sul premier la stanno tramutando nell’ultima icona dell’antiberlusconismo. Le sue parole prima o poi finiranno in un elenco da leggere con enfasi teatrale davanti a milioni di persone. Basta poco in Italia per godersi un quarto d’ora di celebrità. Peccato che la signora ha lasciato Roma troppo presto. Quando era qui le toccava presentare inquietanti convegni sul futuro dei social network. Cose del tipo: ma Facebook e Twitter sono infantili? Ora avrebbe un posto in prima fila nella tv di Stato.
Dibble ora è a Washington. Ha lasciato l’Italia dopo l’arrivo del nuovo ambasciatore. Le sue rivelazioni rimbalzano ancora nella politica italiana. Non poteva non essere così. Berlusconi è l’ossessione che perseguita la coalizione anti Cav. Qualsiasi cosa accada l’attenzione si sposta su di lui.

È cominciata la litania: ma vi rendete conto l’immagine che noi diamo all’estero? Avete visto cosa pensa Obama? Scandalo, vergogna, Copasir, fustigazione. Non importa che i «diari» di Mrs Dibble siano poca cosa. È un frammento diplomatico, un’opinione, girata al dipartimento di Stato Usa come tante altre futili o meno futili. La vice ambasciatrice faceva il suo lavoro quotidiano, magari con un interesse particolare per il gossip. I suoi scritti infatti non sembrano illuminanti trattati di geopolitica. Ma tanto basta per strapparsi le vesti e pretendere la crisi di governo.

Rutelli, il finiano Briguglio e un’altra accozzaglia di anti Cav urlano che il premier deve presentarsi subito davanti al Copasir. Non si capisce bene cosa Berlusconi dovrebbe riferire. Il Copasir è il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sta lì a controllare i servizi segreti. Ma i report della Dibble sono commenti sulla vita privata del Cavaliere, simili a quelli che si leggono su Repubblica o sul Fatto. Non ci sono rivelazione scottanti. Non è un affare di Stato. Non c’è ombra di servizi segreti. Ieri Fassino si è ritrovato citato per una conversazione sul ruolo italiano in Afghanistan. Ormai ogni volta che accade qualcosa c’è qualcuno che invita il capo del governo a farsi una passeggiata al Copasir. Perde il Milan? Berlusconi vada al Copasir. Stiamo a questi livelli.

I report sulla Merkel, su Sarkò, su Zapatero sono altrettanto feroci e imbarazzanti. A quanto pare i funzionari della diplomazia Usa si divertono a scarnificare i leader alleati. La Casa Bianca in questi giorni mostra un rosso vergogna sulla facciata. Le rivelazioni su cosa pensano i sauditi dell’Iran sono un brutto guaio. La signora Clinton che faceva spiare Ban Ki-Moon ne esce a pezzi. Nixon fu massacrato per molto meno. Ma dal Fli al Pd straparlano di Italia messa alla berlina. È un gioco pericoloso. Il fango non ha una coscienza politica. Quando segreti, chiacchiere e pettegolezzi svolazzano ovunque è difficile ripararsi. Le cartacce non parlano solo del governo Berlusconi. Sono uscite prima perché il Cav fa più notizia di Prodi o D’Alema, ma le letterine dell’ambasciata riguardano un po’ tutti. Il ministro degli Esteri Frattini consiglia a Bersani di non sbilanciarsi troppo. «Il dovere delle istituzioni è garantire l’interesse nazionale. Questo è mio dovere farlo. Vedremo che cosa uscirà più avanti, magari può essere di interesse per Bersani».

La polemica si accende. Mantovano ricorda all’opposizione che quando Prodi era al governo nessuno ha usato la politica estera per delegittimare l’Italia. «Sulle missioni all’estero abbiamo votato con la maggioranza. Siamo stati responsabili». Casini invita Pd e Fli a non giocare con il fango. Lo stesso Prodi si preoccupa subito di smentire chi lo accusa di aver pagato il riscatto ai talebani per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il giornalista di Repubblica. L’onda di caos generata da Julian Assange a quanto pare non fa stare tranquillo nessuno. Cosa c’è in quei file in libera uscita? D’Alema dice che la «cosa non è finita».

Anche lui guarda a Washington: «I documenti svelano le relazioni fra gli Stati Uniti e il resto del mondo e creano molti problemi agli Usa». L’ultima battuta è per Prodi: «Certo non potranno dire che partecipava a festini selvaggi». Ma potranno dire altro. Una cosa è certa: i diplomatici americani chiacchierano molto.