Pd, sciacalli dell'alluvione: manifesti vergogna

Il partito di Bersani si ricorda improvvisamente del Nord: solo per dare all’esecutivo la colpa dell’alluvione in Veneto. I muri di Roma tappezzati di manifesti con la foto di Vicenza allagata. S'indigna la <em>Padania</em>: &quot;Gramo cinismo su una tragedia, vergognatevi&quot;

Quelli del Carroccio su certe cose ci vanno spicci: avvoltoi. I muri di Roma sono tappezzati da un manifesto con la foto simbolo dell’alluvione in Veneto. In grassetto nero la scritta: «L’Italia affonda, governo a casa». Sotto, in fondo, il simbolo del Pd. Bersani e i suoi hanno finalmente trovato una linea politica: piove, governo ladro. Se non ci fosse di mezzo una tragedia ci sarebbe davvero da ridere. E, invece, non è proprio il caso. Purtroppo questo è tutto quello che il maggior partito di opposizione riesce a inventarsi. È il massimo della sua originalità e a molti sembra un esempio di cattivo gusto.

Ma sono anni che questi qui vivono sperando in disastri e apocalissi. Hanno utilizzato crisi economiche e terremoti, acqua e fango, morti e attentati, lacrime e lutti solo per sparare sul governo Berlusconi. Il primo istinto è brindare al «tutto va male», poi se c’è tempo arriva anche la solidarietà pelosa alle vittime. È il segno di una disperazione che diventa però un’offesa verso le vittime. Il retropensiero è questo e fa un po’ ribrezzo: siccome non siamo capaci di battere il Cavaliere sul terreno politico, meglio augurarsi il peggio e sperare che Berlusconi venga spazzato via da qualche calamità naturale.
Apocalittici, questi qui, lo sono sempre stati, ma da quando c’è Berlusconi hanno rotto i freni inibitori. Stanno esagerando. Forse non se ne rendono conto, ma ragionano come certi imprenditori edili della cricca: l’infame sorrise. Un manifesto come quello di Roma ha lo stesso sapore. È sperare di ottenere un profitto politico sfruttando le disgrazie di una regione, di una terra, di uomini, donne e famiglie. Tutto ciò è ancora più triste perché, culturalmente, loro pensano che possano permetterselo. Si sentono al di sopra di ogni sospetto. Loro sono i buoni e anche se fanno gli avvoltoi non c’è nessuno che possa pensare male. È un’impunità morale. È la sindrome della santità presunta. È per questo che non si vergognano mai. Non chiedono mai scusa, anche se è da una vita che commettono sempre gli stessi errori.

La sinistra, accecata dall’odio contro Berlusconi, sta scivolando sempre di più verso una sorta di anti-italianità. Ci sono quelli che «disertano» e annunciano periodiche fughe all’estero, quelli che fanno di tutto per sputtanare l’Italia sulla stampa straniera, i Nostradamus che ogni trenta secondi annunciano una luna nera imminente e gli sciacalli che dicono: con questo qui al governo ci meritiamo qualsiasi tragedia. È l’idea che non ci può essere una patria se c’è Berlusconi. È il muoia Sansone con tutti gli italiani. È non vedere per ottusità ideologica quello che il governo ha fatto per l’Abruzzo. E, perfino, sperare che accada ancora. Cade un muro a Pompei? È colpa di Bondi. Peccato, però, sia soltanto un muro.
Nel frattempo parlano di Costituzione, solidarietà, cittadinanza e tutte queste cose belle. Ma alle spalle gufano. Non a caso se la prendono con Bertolaso. La Protezione civile gli rovina i piani.

Gli anti italiani se ne vanno in giro con questa aria malinconica e tetra, carichi di rancore e malasorte, bestemmiando contro questo Paese che non riconosce dove sta il bene. Un tempo si stupivano per la scarsa simpatia che la maggior parte degli italiani nutre nei loro confronti. Ora hanno capito che, nonostante il tradimento di Fini, sono destinati a una nuova sconfitta. E, infatti, non vogliono più votare. Allora come liberarsi finalmente di Berlusconi? Le procure degli uomini finora hanno sempre fallito, meglio quindi affidarsi alla vendetta degli dei. E sperare nella «fine del mondo».