Il Pd si è frantumato in 18 piccoli partiti

L’opposizione, divisa in decine di correnti, è compatta solo nell’obiettivo interno: far cadere Veltroni. E il primo nemico è sempre lui: D’Alema. Sondaggio: <strong><a href="/a.pic1?ID=295090">il nuovo Walter &quot;cattivo&quot; perde due punti in sette giorni
</a></strong>

Roma - Dante non li conobbe, di sicuro se ne sarebbe tenuto alla larga. È il girone infernale nel quale annegano quelli del Pd: un partito dolente fin dai primi vagiti, e destinato all’eterna sofferenza. Animato da un popolo che, perduti i riferimenti d’un tempo, non può che sentirsi perduto. Un partito nato per essere trendy, all’americana, ma con il trend perennemente in discesa. «Fra noi non è prevista alcuna resa dei conti», ha ripetuto ancora ieri Massimo D’Alema. E Massimo D’Alema è un uomo d’onore.

La resa dei conti, a quattr’occhi, c’è già stata qualche giorno fa. Chiusa con una tregua armata, litania che prosegue fin dai tempi del Pci, fra i due delfini di Berlinguer. Dunque i loro rapporti sono «buoni e cattivi», come dice Walter, riconoscendo però che «è meglio se c’è il sole». Divisi dal temperamento, separati dalla linea, uniti solo nei risultati, che hanno portato ciò che fu dei comunisti italiani all’abbraccio forse fatale con ciò che restava della sinistra democristiana. Storie di ieri e di retroguardia, visto che il futuro parla di un leader che ha svoltato verso il populismo dipietrista (i sondaggi l’imponevano), ma poi martedì ha dovuto distinguersi, e quindi attaccare Di Pietro, perché spintosi troppo in là contro il presidente Napolitano. «Inaccettabili le sue critiche», ha tuonato Walter.
In questo modo l’opposizione langue, e si perde nei rivoli di fantomatiche strategie di lotta, che vorrebbero riportarli (un giorno) al governo. Intanto il Democratic Party sembra una festa di nuclei che sorseggiano idee, accapigliandosi sulla marca del drink. Beveroni il più delle volte imbevibili, con davvero poco da festeggiare. Dal prossimo 4 novembre un’emittente per pochi intimi, Nessuno tv, si trasformerà in Red tv, ovvero il braccio satellitare dei dalemiani e della corrente «Riformisti e Democratici» (appunto, con gusto british, Red), che ha aperto le danze all’interno del partito. È svanita sul nascere l’idea di fusione con Youdem tv, l’emittente annunciata dal segretario, e voce ufficiale del partito. Se n’è persa ogni traccia: significativo che invece quella dalemiana scenda già in pista.

Questo per non dire dell’acceleratore di particelle che soltanto qualche sprovveduto ha individuato al Cern di Ginevra, mentre era già stato scoperto e provato nel sotterraneo del Loft. Dove il big bang è già stato studiato fino alla nausea. Anzitutto dai prestigiosi think thank che fanno capo ai colonnelli (è un partito di caballeros). Dal vecchio Glocus della Lanzillotta al lodevole Nens di Bersani e Visco. Laboratori di idee che partoriscono topolini, come la corrente anti-correnti Lib-Lab della Melandri (bastava chiudere la porta), o i Liberal Pd di Enzo Bianco, i Liberidipensare di Sandro Battisti, il White di Castagnetti e Fioroni.

Cosa faranno tutto il giorno? Opposizione sotterranea alla segreteria, senza alcun dubbio. Gruppi di pressione per strattonare Walter fino alla caduta dalla poltrona. Così i giovani, la speranza del segretario, che deve aver fondato la Summer School per sconosciuti soltanto per togliersi di torno i vari Adinolfi dell’agguerrita Generazione U, il Luca Sofri dei Mille, i neonati Democraticamente, che fanno capo a Diego Bianchi (dagli amici detto Zoro, re dei blogger post-comunisti).

Ma se i ventenni-trentenni e quarantenni non si sentono rappresentati dal cinquantenne Walter, neppure i coetanei mostrano grande fiducia. Il senatore Morando si ostina a predicare nel deserto con la sua Libertàeuguale, lo stesso fa Enrico Letta con 360° (giri intorno a se stesso), Ermete Realacci con gli Eco-dem. Segno evidente che né liberaldemocrazia né ambientalismo sono sufficientemente digeriti dai pur voraci stomaci del partito. Che dire poi del famelico Francesco Rutelli che, stanco delle scorribande in Vaticano con i teo-dem, ha dichiarato solennemente che la «dottrina della Chiesa non può essere la motivazione cui ispirare scelte legislative»? Così ha lanciato Persone e Reti (Per). Segnale preoccupante: ha chiesto subito la tessera anche la senatrice Binetti (segno di conversione di monsiglior Ruini?).

Se il protagonismo personale la fa da padrone in questi spifferi che possono portare alla sepoltura (politica, s’intende) del povero Walter, almeno avrebbero ragion d’essere le due correnti più lineari, quella di sinistra e quella dei prodiani. A sinistra con la Turco e Vita (ma non è contromano?), Ulivo fino alla morte con Parisi. Novità delle ultime settimane è che Rosy Bindi ha rotto con il professor Arturo, e dunque si tiene ben stretta la sua Democratici Davvero. Perché gli altri, se non lo si è capito finora, lo sono Per Finta. Come quello slogan un po’ patacca lanciato da Walter proprio l’11 settembre scorso (data infausta): «Nel Pd voglio una sola tessera!». Nessuno gli ha badato. Confermando però quello che Walter pensa: «Questo partito è come il conte Ugolino dantesco, che mangia i suoi figli». (Ro.S).