Pd, si litiga anche sulla "soglia" del flop

I cinque candidati da Prodi. Bindi sotto accusa per aver detto che un milione di voti alle primarie sarebbe un flop. Veltroni rifiuta il dibattito tv

Roma - Il primo vertice fra i cinque candidati alle primarie e Romano Prodi inizia male. Un piccolo bisticcio fra Enrico Letta, Walter Veltroni e Rosy Bindi, pizzicata maliziosamente dal sottosegretario alla presidenza per venti minuti di ritardo: «Non è che gli impegni ce li hai solo tu, abbi più rispetto...». E lei, tutta rossa in viso: «Ma cosa vuoi? Ero bloccata nel traffico!».
La schermaglia, ovviamente, non meriterebbe di essere riferita, se non rivelasse un clima di inquietudine che ha attraversato il vertice e il letterale disappunto con cui Veltroni ha letto le dichiarazioni di Arturo Parisi, che ha definito le primarie, se celebrate nel modo in cui si stanno svolgendo fino ad ora, «un imbroglio». Il sindaco di Roma non ha gradito affatto, e nel suo discorso ha attaccato il ministro della Difesa (che non a caso aveva pronunciato quelle frasi infuocate ai margini della convention bindiana), sia pur senza nominarlo direttamente: «Qualcuno ha usato parole che non mi sono piaciute affatto!». E subito dopo: «Così si rischia di darci la zappa sui piedi!».
Così, non potendo deflagrare sul nome di Parisi (dato che il padrone di casa era Prodi), la riunione ha avuto i suoi momenti di tensione su altri due temi chiave: la partecipazione al voto per eleggere Costituente e leader del Partito democratico e il fantomatico duello televisivo fra i candidati (che Veltroni non sembra voler celebrare, malgrado Bruno Vespa avesse già preso accordi con tutti gli altri). Sul primo nodo Veltroni è stato molto netto, volutamente polemico con la Bindi: «Scusate, ma a queste primarie parteciperanno 35mila candidati, nei seggi lavoreranno 60mila persone, andranno a votare almeno un milione di persone... Finiamola di dire che è un risultato insoddisfacente!». Ma su questo affondo il ministro della Famiglia ha deciso di rispondere pan per focaccia: «Io dico quello che penso. E cioè che se il 14 ottobre votassero un milione di persone, vorrebbe dire che abbiamo mobilitato la somma degli apparati di Ds e Margherita, e una parte dei militanti a loro direttamente collegati. Ripeto e confermo, per me è un obiettivo insufficiente».
Il clima si surriscalda un po’. E così Enrico Letta lancia la sua proposta: «Ma perché non facciamo tutti insieme un appello per la partecipazione al voto? Sarebbe un bel segnale!». Non ci sono obiezioni e la proposta passa. Prende la parola Mario Adinolfi, il candidato blogger, e dice due cose: «Facciamo un po’ di pubblicità via internet, a questo appello...» (e su questo ovviamente tutti convengono). Poi chiede: «Sono d’accordo sugli appelli unitari, ma perché non riusciamo a organizzare un confronto fra tutti e cinque i candidati?».
La proposta evidentemente crea problemi, perché Veltroni nel suo intervento, non risponde nemmeno. Adinolfi però è determinato: «E se non lo possiamo fare a cinque, il confronto, perché non lo facciamo a quattro?». Intende, ovviamente, estenderlo a tutti, eccetto Veltroni. Ma anche in questo caso non si decide nulla. Adinolfi mette un video su You tube, realizzato con il suo videofonino: si vedono Veltroni che fa ciao-ciao con la mano e Piergiorgio Gawronsky visibilmente contrariato per una battuta su suo zio (Jas Gawronsky, noto dirigente di Forza Italia ed eurodeputato): «E basta con questa storia dello zio!». Sublime: «Anche Letta ha uno zio!». Ma Enrico Letta (nipote di Gianni) non sente, e abbandona la riunione con il sindaco di Roma.
Di fatto finisce qui, anche se uno dei tre coordinatori, Antonello Soro, tira fuori dalla cartellina un articolo con frasi della Bindi tutte sottolineate in giallo. Di nuovo la partecipazione: «Dire che un milione sarebbe un flop non ci aiuta!». E lei: «Ma io non ho mai detto flop! Ho fatto un ragionamento politico, lo stesso che avete sentito qui». E che la tensione ci sia lo dimostra la sorprendente (per lui) durezza di Dario Franceschini: «Mi pare francamente che, quando si leggono affermazioni del tipo “Le primarie trasformate in un imbroglio” o come “Un milione di votanti sarebbe un fallimento”, si sia passato il segno». Ma al numero due di Veltroni, Parisi risponde con parole di fuoco: «Non capisco proprio di cosa parli Franceschini! Se oltre ai titoli leggesse anche gli articoli, saprebbe che quel che ho da dire sulle primarie l’ho detto con puntualità senza mai cedere all’insulto».
Poi, ferocemente sarcastico: «A quanto vedo Franceschini continua a presentarsi come candidato a una carica inesistente, il ticket che non c’è». Morale. Se votano meno di un milione si litigherà ancora.