Il Pd si spacca e la «Stalingrado del Sud Milano» torna al voto

Tornerà al voto il Comune di San Giuliano Milanese, dopo che la giunta guidata dal sindaco Gina Greco (Pd) è caduta sul voto del bilancio (16 contrari 14 favorevoli), affossata dalla sua stessa maggioranza. Una debàcle annunciata, a cui il partito aveva cercato in ogni modo di mettere una pezza per garantire il proseguimento del governo della città, ma senza risultato. Da mesi ormai, tra mancanza del numero legale e franchi tiratori, era guerra aperta nelle file del centrosinistra di San Giuliano: i problemi principali erano legati alla gestione economica della città e alla presenza di numerose aziende a rischio fallimento, con migliaia di posti di lavoro in bilico. La crisi è arrivata fino al commissariamento del partito: via il coordinatore Liberato Ciccarelli, al cui posto si era insediato a ottobre Franco Mirabelli. Ma non è bastato: quasi contemporaneamente il Pd ha dovuto fare i conti anche con Marco Toni, ex sindaco e leader della fronda interna, tanto critico verso la giunta Greco da votare contro la maggioranza in consiglio comunale (anche su un documento «blindato» come il bilancio) e da distribuire volantini per la città contro il Pd. Risultato: espulsione dal partito. Insomma la situazione era incandescente e il crollo interno del Partito Democratico locale ha portato all’epilogo di martedì sera: ora la città verrà traghettata da un commissario nominato dal prefetto fino alle prossime elezioni. Un duro colpo per il centrosinistra, considerando che da decenni San Giuliano è sempre stata considerata la «Stalingrado del Sud Milano», e non a caso in questi giorni il centrodestra sangiulianese appariva effervescente, con la Lega Nord, ad esempio, che trasmetteva in diretta la seduta decisiva di consiglio sulla sua pagina di facebook. «Quanto accaduto a San Giuliano - ha commentato Romano La Russa, coordinatore milanese del Pdl - è un chiaro segno dell’incapacità del centrosinistra di governare le città».