Il Pd siciliano ai vertici nazionali: «Qui non comandano i caminetti romani»

Si sposta nella capitale lo scontro interno al partito sull'appoggio al governatore Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. E intanto 21 deputati regionali su 27 siglano un documento a sostegno della linea della segreteria regionale

Non accenna a placarsi, nel Pd siciliano, la guerra interna per l'appoggio dei democratici al governatore Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo che nei giorni scorsi l'ex ministro dell'Interno, Enzo Bianco, ha minacciato di sospendersi dal partito invocando l'intervento del leader, Pier Luigi Bersani, e della presidente Rosi Bindi, sul caso Sicilia, e dopo gli attacchi di Idv, ecco che dalla segreteria regionale arriva l'altolà ai vertici nazionali del Pd: fedeltà alla linea del Pd, ma in Sicilia, che sia chiaro, comandano i democratici siciliani, che hanno deciso che l'indagine per concorso esterno per associazione mafiosa a carico di Lombardo non significa nulla, e che quindi non c'è nessun motivo per ritirare l'appoggio al governo regionale.
Lo stop a eventuali interventi dei vertici del Pd arriva dal segretario, Giuseppe Lupo: «Rispetto l'opinione di tutti - afferma - , e siamo aperti al confronto all'interno del partito con chi vuole offrire il proprio contributo, ma sulla vita politica del Pd in Sicilia decidono gli organismi democraticamente eletti e non i caminetti romani». E, giusto per chiarire, ecco che spunta un documento che difende a spada tratta il governatore indagato firmato dalla quasi totalità dei deputati regionali, 21 su 27. I ventuno dicono di ritenere «inaccettabile che una vicenda giudiziaria rispetto alla quale la stessa Procura di Catania ha ritenuto di non dovere adottare provvedimenti nei confronti del presidente Lombardo, venga strumentalizzata per mettere in discussione il pronunciamento della stragrande maggioranza del Pd siciliano e del gruppo parlamentare all'Ars sul sostegno ad un governo formato da persone perbene, impegnato ad affrontare le emergenze sociali ed a combattere le illegalità, a cominciare dai settori più delicati come acqua, rifiuti, sanità ed energia». Insomma, sull'appoggio a Lombardo non si discute. Con buona pace della coerenza rispetto al trattamento riservato dal Pd ad altri politici indagati non loro alleati.