Il Pd va a caccia del papa straniero, la proposta: "Insieme a Montezemolo per battere Berlusconi"

Sul <em>Riformista</em> la ricetta di Bettini: &quot;Montezemolo deve compiere un atto di servizio,
unilaterale, disinteressato e a termine&quot;. Poi propone: &quot;Metta la sua
popolarità ed esperienza a disposizione di una battaglia civile
e democratica. Una scelta dettata dall’emergenza che
l’Italia vive&quot;

Roma - "Se si vota a primavera le esigenze prioritarie cambiano radicalmente. La sfida sarebbe, come è evidente, voluta da Berlusconi, per la sua sopravvivenza politica. Sarebbe estrema e drammatica: mettendo in gioco non solo un programma di governo, ma un modo complessivo di intendere la libertà, la giustizia, la democrazia, il rapporto con il popolo In questo quadro, e solo in questo quadro, l’ipotesi che circola (anche se smentita) di un impegno di Montezemolo potrebbe avere un grande significato ed una grande presa". Ecco la ricetta di uno degli esponenti di punta dei Democratici: un alleanza sia puite temporanea con Montezemolo per battere il Cavaliere. A mettere nero su bianco la proposta è l'esponente del Pd Goffredo Bettini sulle colonne del Riformista.

La proposta dei Democratici "Montezemolo - scrive l’esponente democratico - non è Berlusconi. Non può fare per tante ragioni un suo partito; tranne diventare uno dei tanti, confondendosi con gli altri. Non può neppure essere il federatore dell’esistente costellazione dei leader già in campo, che hanno rapporti tra di loro assai logorati. La solitudine, che ha rivendicato, è la sua forza". Secondo Bettini, infatti, "dovrebbe compiere un atto di servizio, unilaterale, disinteressato e a termine; mettendo la sua popolarità ed esperienza a disposizione di una battaglia civile e democratica e giustificando la sua scelta con l’emergenza che l’Italia vive e che sta diventando sempre più pericolosa per il suo avvenire. Solo in questo modo c’è la possibilità che le risposte positive vengano da tutti, e spero in primo luogo dal Pd".

Mano tesa a Montezemolo Bettini assicura che "tutti saprebbero che l’intesa è temporanea, che in seguito ci si potrà ridividere in una situazione di normalità e in una competizione tra avversari che non si odiano e nella quale ognuno troverà gli alleati con coerenze programmatiche più profonde e strategiche". "Certo questo comporta, nelle scelta che ci sta di fronte, differire ambizioni legittime ma laceranti: candidature per la leadership o prova di terzi poli decisivi. Ho l’impressione - conclude Bettini - tuttavia, che se prevarranno ancora una volta egoismi, calcoli di bottega e visioni corte, la destra populista, con o senza Berlusconi, prevarrà ancora una volta".

Le critiche di Velina rossa La nota politica vicina a Massimo D’Alema non perde l'occasione per criticare il fatto che "si insista su una falsa strada, nonostante la recente lezione ricevuta platealmentente da uomini della cosiddetta società civile che, una volta eletti, hanno tradito". E l'accusa va a Bettini ma anche, indirettamente, a Veltroni.

Bettini: Veltroni non c'entra Già braccio destro di Veltroni quando questi era segreterio del Pd, Bettini tiene a precisare che dietro la sua proposta non c’è il primo segretario democratico: "Le idee da me espresse sul Riformista sono strettamente personali non avendo da tempo né incarichi né speciali ruoli e mantenendo con Veltroni un’amicizia fondata su una stima inossidabile ma che non mi permette di parlare anche lontanamente a suo nome".