Il Pd va in frantumi, l'addio di Veltroni: "Adesso basta farsi male. Mi dimetto"

Lo stato maggiore del partito si riunisce dopo il voto in Sardegna. Il leader dei democratici molla e annuncia una conferenza stampa per oggi. <strong><a href="/a.pic1?ID=329555">Tracollo Pd: 16 mesi di errori e ko</a></strong>. Chiamparino: <strong><a href="/a.pic1?ID=329548">&quot;Distrutti dalle correnti&quot;</a></strong>. Rutelli: <strong><a href="/a.pic1?ID=329551">&quot;Con Franceschini capo siamo liberi di andarcene&quot;</a></strong>. Un perdente perfetto,<strong> </strong><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>deve lasciare? Dì la tua</strong></a>.<strong> </strong>Berlusconi tace su Walter: <strong><a href="/a.pic1?ID=329557">pensiamo a governare</a></strong>

Roma - E' durato appena sedici mesi il "sogno" di Walter Veltroni. Dalla "visione" del Lingotto all'addio di piazza Sant'Andrea delle Fratte. Il leader del Pd molla tutto. Ci ha provato in mattinata davanti al coordinamento del partito. Che però ha respinto al mittente l'addio. Ci ha riprovato (questa volta con successo) dopo pranzo. Ciao e arrivederci. Poco più di un anno a lacerarsi e macerarsi nelle guerre intestine del calderone democratico. Pesano le cinque sconfitte elettorali in un anno: Politiche 2008, Amministrative e Friuli Venezia Giulia 2008, Sicilia 2008, Abruzzo 2008 e Sardegna 2009.

"Me ne vado" Veltroni avrebbe aperto la riunione spiegando che se il partito è da tempo dilaniato da divisioni e fibrillazioni interne è perché le critiche si concentrano sulla linea politica da lui scelta e sulla sua persona, dunque se "per molti sono un problema - avrebbe detto Veltroni - io sono pronto ad andarmene per il bene del partito". Dichiarazioni ribadite nella sessione pomeridiana del vertice, nonostante il no venuto dai vertici del partito. "Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto". Con queste parole il segretario del Pd ha spiegato la sua decisione irrevocabile di dimettersi. Veltroni si è assunto la responsabilità dei suoi errori e anche della sconfitta in Sardegna, ma ha spiegato di non voler rimanere "per fare logorare me e la possibilità del Pd di esistere". Il segretario è apparso determinato a non tornare indietro dalla sua decisione nonostante l’insistenza del vertice del partito perché rimanesse al suo posto. Veltroni ha spiegato la fatica a gestire un partito caratterizzato da continue divisioni, distinguo e polemiche. "Spesso mi sono trovato i bastoni tra le ruote" avrebbe spiegato il segretario facendo alcuni esempi come la trattativa sulla riforma della legge elettorale europea, concordata in un coordinamento allargato ma subito dopo contestata. O ancora le varie prese di posizione sul testamento biologico come sulla politica economica. "Io mi assumo le mie responsabilità - avrebbe aggiunto - e quindi mi dimetto per salvare il partito".

La transizione Subito dopo la nota ufficiale che annuncia le dimissioni da segretario del Pd di Veltroni, il portavoce del partito Andrea Orlando illustrabrevemente l’esito del vertice. "Dopo diverse ore di discussione - si è limitato a dire Orlando - il segretario ha deciso di mantenere la decisione di dimettersi. Domani ci sarà un’iniziativa nella quale Veltroni spiegherà più diffusamente le cause di questa decisione". Il portavoce del Pd spiega che la fase di transizione che si apre ora, con la scelta di Veltroni di rinunciare al proprio mandato, è affidata al vicesegretario Dario Franceschini che dovrà muoversi secondo le norme dello statuto interno.

Segretariato provvisorio  Franceschini ha convocato per oggi il coordinamento che dovrà decidere i passaggi successivi alle dimissioni del segretario. Le ipotesi in campo, delle quali si sta discutendo in queste ore, sono di convocare al più presto l’assemblea costituente, unico organismo legittimato ad eleggere un nuovo segretario del Pd, in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie per la scelta delle candidature e, quindi, l’elezione del segretario. Sarebbe questa l’ipotesi più accreditata, anche se nella riunione del coordinamento di questo pomeriggio c’è chi ha chiesto un passaggio formale anche in direzione nazionale. L’imperativo, spiegano fonti Pd, è comunque di fare presto, di non lasciare il partito troppo a lungo in una fase indeterminata e senza guida. Dunque, sarà convocata al più presto l’assemblea costituente, chiamata a eleggere un segretario provvisorio con il compito di portare il partito alle elezioni Europee e Amministrative della prossima primavera e al congresso del prossimo autunno. Tra le ipotesi inizialmente circolate c’era anche quella di una gestione collegiale transitoria, ipotesi però scartata dai più. Stesso discorso per il congresso anticipato, strada che non ha trovato terreno fertile in nessuno dei componenti del coordinamento, anche per problemi di tempi e di tesseramento, ancora non ultimato.