Il Pd va in piazza, ma si è scordato perché

Quando venne organizzato il corteo del 25 ottobre, Veltroni disse: "Manifestiamo per la giustizia". Poi ha cambiato più volte motivazione:
l’economia , la Costituzione, il sistema elettorale, il razzismo. E
adesso tocca alla scuola

Davvero fatichiamo a comprendere le perplessità di uno in gamba come Luca Cordero di Montezemolo, che l’altro giorno ha detto: «L’opposizione ha il diritto di scendere in piazza, ma mi sfugge la finalità». Come sarebbe gli sfugge? Di finalità, alla manifestazione del 25 ottobre, ne hanno una caterva. Roba che non sanno più dove metterle, le finalità. Roba che da domani gli conviene ribattezzare il partito «La Casa delle finalità». Altro che «salva l’Italia»: il titolo del sit in dovrebbe pirandellianamente chiamarsi «una, nessuna, centomila finalità». Ma tutte rigorosamente in contrasto l’una con l’altra.

Eppure la soluzione del problema è molto semplice: dipende come si svegliano. Oggi si sentono contro la giustizia, poi cambiano idea: il razzismo. Poi cambiano ancora: la scuola. Poi cambio in corsa: la Costituzione Italiana. Poi ancora giravolta: no, adesso manifestiamo contro il carovita, l’omofobia, i mutui, Beckham al Milan, le diete macrobiotiche, i peli superflui, dai, manifestiamo contro la piaga della caduta dei capelli, il racket delle tapparelle, l’estinzione del caprino svedese dello Jamtland. Tutto fa brodo per fare un po’ di casino: intanto scendiamo in piazza, poi si vedrà. Al massimo ci facciamo una pizzata a Trastevere e chi s’è visto s’è visto.

E pensare che, a volerla raccontare tutta, l’idea del corteo nacque da una petizione intitolata per intero «Salva l’Italia ma non il premier», e al Pd dicevano: «Il tema centrale» sono le nuove norme sulla giustizia. Poi però attacco di torcicollo, e dietrofront: il tema centrale è la riforma Gelmini. Poi retromarcia: il tema centrale è la crisi economica. Due settimane fa Veltroni diceva che «il tema centrale è il rigurgito razzista». Oggi Franceschini dice che il tema centrale è «l’eliminazione delle preferenze elettorali». C’è qualcun altro che vuol dire la sua sul tema centrale? Tipo, manifestiamo contro gli ausiliari del traffico? Manifestiamo, che so, contro il persistere dei calzini bianchi corti? Cos’è, una gara di creatività? Un concorso a premi? «Trova anche tu il tema centrale e parteciperai all’estrazione finale»?
Una cosa è certa, dicono loro: li facciamo neri, quelli al governo. Ma senza esagerare: diciamo che li facciamo neri con qualche striatura di grigio, ecco, con delicatezza, come dire, li facciamo beige. Gentiloni sostiene che «non vogliamo spallate», anche se Franceschini assicura che «abbiamo la testa sulle spalle», e se gli chiedi cosa diavolo stanno dicendo fanno spallucce. Divorziano da Di Pietro ma sul selciato romano con Di Pietro gireranno a braccetto. Enrico Morando ha tenuto a precisare che il corteo non è antigovernativo. Certo, come no: manifestiamo contro il governo senza essere antigovernativi, cioè, manifestiamo contro Berlusconi senza essere antiberlusconiani. Insomma siamo positivi ma mica distruttivi, in altre parole andiamo al confronto passando per lo scontro, e se ci capita troviamo un punto d’incontro. Chiaro no? Anche Fassino ha voluto dir la sua: «Manifestiamo per denunciare la situazione allarmante degli italiani all’estero». Gli italiani all’estero? Ma come sarebbe? Ma che dite sul serio? A sentir queste cose, all’estero vien voglia d’andarci seduta stante, col primo aereo in partenza. Veltroni attacca Berlusconi ironizzando: «La manifestazione del Pd adesso è diventata un problema». Esatto, è diventata un problema: ma per il Pd.

Dunque, giunti a questo punto, come può Nicola La Torre infervorarsi perché «bisogna prestare più attenzione ai contenuti»?. Uno presta attenzione, si concentra misticamente come Giucas Casella, si spreme come un’arancia girgentina: ma niente. Al dì la di tanta simpatica fantasia degli organizzatori, uno i contenuti non li vede. Se invece il concetto sotteso è «ma sì, tutto fa brodo, la piazza è aperta a tutti», be’, allora diciamolo: non è una sfilata di protesta, casomai una sfilata di carnevale. Arriva il pullman che protesta contro l’economia, poi quello contro la xenofobia, magari ci sarà il pullman contro la geografia, l’omeopatia e la metereologia. Poi ci sarà il pullman di quelli che protestano perché non danno più le repliche di Happy Days in tv, seguito a ruota da quelli che protestano contro le domeniche ecologiche e il Brunello annacquato. E allora, è inutile che il sottosegretario alla Cultura, Francesco Giro, si preoccupi che la manifestazione piddina possa danneggiare la preziosa struttura del Circo Massimo. Nessun pericolo, è il loro habitat naturale: al circo, Veltroni e i suoi, ci sono abituati.