Pd, Veltroni chiama il Cavaliere: "Hai vinto"

I dati delle proiezioni del Senato gelano gli entusiami degli uomini del Partito democratico che erano nati con i primi exit poll. Il leader annuncia: "Disponibilità per fare insieme le riforme". Ma avverte la maggioranza: "Vedremo quanto dura la coalizione"

Roma - Sconfitta riconosciuta. "Come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto della vittoria ed esprimergli l’augurio di un buon lavoro". Sono le prime parole del leader del Pd Walter Veltroni per commentare l’esito del voto. "È auspicabile - prosegue Veltroni - che il governo Berlusconi regga il Paese nel rispetto di quei valori che ho indicato nella mia lettera al Cavaliere". Poi il segretario del Pd ribadisce "la disponibilità a fare le riforme insieme". Quindi parla della campagna elettorale del suo partito: "Noi siamo partiti da un distacco a settembre di 22 punti e progressivamente sono stati recuperati in quella che continuo a definire una grande rimonta politica ed elettorale che ci consente oggi di portare in parlamento e di insediare nel paese la più grande forza riformista che l’Italia abbia mai avuto".

La Lega "Il risultato elettorale dice che la destra governerà questo Paese ma dice anche altre verità e la prima di questa è che c’è stato un riequilibrio dei rapporti di forza tra le forze tradizionali della destra e la Lega". Questa l’analisi del leader del Pd, Walter Veltroni, che sottolinea come il successo della Lega la renderà determinante nell’azione del governo Berlusconi. Un riequilibrio "a favore della Lega - sottolinea Veltroni - che ha avuto un successo elettorale consistente mentre il Popolo delle Libertà ha visto una riduzione del consenso rispetto alla somma delle forze che si proponeva di unire".

Aria cambiata Dopo le prime proiezioni è cambiata l’aria al Loft, dove il leader del Pd Veltroni è riunito con lo stato maggiore del partito. Da un cauto ottimismo iniziale si è passati alla preoccupazione per i dati delle prime proiezioni di dati reali. I dirigenti del Pd si sono trincerati al momento dietro un no-comment. I dati del partito non sarebbero diversi dalle proiezioni degli istituti di sondaggio e, quindi, come sussurra a mezza bocca un dirigente del Pd, "non bellissimi".

Doccia fredda per i democratici Il fatto che l’ottimismo della prima ora si sia notevolmente raffreddato, è testimoniato dalle parole del vicecapogruppo del Pd al Senato, Nicola Latorre. "Bisogna essere prudenti - si limita ad osservare - una valutazione politica seria si potrà fare solo di fronte a un quadro completo. Certo, i dati delle proiezioni sono peggio degli exit poll". Latorre commenta in termini negativi anche la prospettiva che la Sinistra Arcobaleno non riesca ad eleggere alcun senatore. "Sì - ammette - ed è un elemento che ci preoccupa".

Realacci butta la spugna "Speravamo di poterci candidare al governo. Se questi risultati vengono confermati, dico che non è compito nostro governare l’Italia oggi. Domani...". Sono le parole con cui il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, commenta l’ampliarsi del distacco del Pd a rispetto al Pdl. In sostanza Realacci ammette che, restando così le cose, un recupero sarebbe impossibile: "Si conferma un avanzamento del Pd - aggiunge - ma non sufficiente per governare il paese. Del resto sapevamo di partire da una situazione molto difficile e che, comunque, un netto recupero sul divario iniziale c’è stato". Chi vincerà, anche di un solo voto in più, aveva affermato nei giorni della campagna elettorale il leader del Pd, Walter Veltroni, avrà il compito di governare il paese. Realacci conferma questa impostazione ed esclude ogni possibilità di larghe intese: "Lo abbiamo detto fin dall’inizio che è possibile lavorare insieme solo sulle cose che servono al paese: le regole istituzionali e la legge elettorale. Quindi governare insieme "no". Noi abbiamo puntato su un progetto diverso, abbiamo un’idea diversa dell’Italia rispetto al Pdl. Quindi - ribadisce - governare insieme proprio no".