Il Pd vuol pagare "trenta denari" al Terzo polo anche sull’Expo

L’elezione del presidente della commissione Expo è stata rinviata, e
resta il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione sulla
candidatura di Manfredi Palmeri, di Futuro e Libertà

Le commissioni consiliari non sono il cuore del potere, ma una spia importante di rapporti e scenari politici. E anche ieri sono state al centro dello scontro. L’elezione del presidente della commissione Expo è stata rinviata, e resta il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione sulla candidatura di Manfredi Palmeri, di Futuro e Libertà. L’opposizione avrebbe designato per la presidenza Alessandro Morelli della Lega, con un Pdl alla presidenza dell’altra commissione che la sinistra ha riservato all’opposizione, quella di controllo sulle partecipate. Presiedendo la prima seduta, però, il capogruppo del Pd Carmela Rozza, ha proposto Palmeri come presidente. Come previsto, si sono opposti Pdl e Lega, che prima hanno chiesto una sospensione e poi il rinvio. «È inaccettabile che sia il centrosinistra a indicare il nome di un presidente riservato all’opposizione», ha detto Mariolina Moioli di «Milano al centro». Per Giulio Gallera «se Palmeri accetta significa solo una cosa: che è organico alla maggioranza». «La maggioranza spieghi se «la presidenza della commissione Expo sono i 30 denari da pagare al terzo polo», ha detto il capogruppo del Pdl a palazzo Marino Carlo Masseroli.
Per il Pd polemiche anche con i «grillini». Alla vicepresidenza della commissione Referendum, con presidente il radicale Marco Cappato, si è proposto Mattia Calise del Movimento 5 stelle. Candidatura superata però da quella di Carlo Monguzzi del Pd, eletto con 30 voti (Calise ha ottenuto 17 voti dell’opposizione). La candidatura di Calise è caduta anche nella commissione Decentramento: «È già tutto deciso. Ho un’idea diversa della democrazia ma è inutile perdere tempo», ha commentato il giovane consigliere.