"Il Pd vuol sopravvivere? Dia torto a Di Pietro"

Antonio Polito, direttore del quotidiano di sinistra moderata "il Riformista": "Ho scritto a favore dell'immunità processuale per il premier: dai lettori solo consensi"

da Roma

Scusi, direttore, quante copie ha perso il suo Riformista con la presa di posizione a favore della legge di immunità per il premier?

(Antonio Polito ride) «A dire il vero nessuna. Anzi, stiamo aumentando le vendite».
Allora ha ricevuto valanghe di proteste dai lettori?
«Poche. Invece sono arrivati molti consensi. Non vorrei stupirla...».
Per cosa?
«I lettori mi hanno contestato quando ho scritto: gli emendamenti salva-premier sono una porcata, cosa che peraltro penso ancora».
Non ci credo.
«Oh sì... Quando poi ho iniziato a scrivere - fino alla presa di posizione netta dell’editoriale di lunedì - che ritengo giusto che ci sia una legge che sottragga Berlusconi dalle inchieste dei pm...».
Cosa è successo?
«Ci sono stati molti altri segnali di approvazione. Sono lettori di sinistra molto evoluti».
È una linea difficile da spiegare.
«Per nulla, è molto chiara. Io credo che Silvio Berlusconi, oggi, vada protetto dalle inchieste, e che sia giusto, oltre che dirlo, farlo».
Il centrosinistra secondo lei...
«Dovrebbe sostenerlo in modo chiaro e non sotterraneo».
Per questa tesi il suo vecchio maestro, Eugenio Scalfari, senza citarla, l’ha bacchettata.
«Era proprio di me che parlava, purtroppo. Ha parlato, di prolasso di moralità deontologica».
Espressione solitamente riservata alle patologie emorroidali...
«Mi spiace: purtroppo è Scalfari che nasconde a se stesso la verità».
La disputa è anche sul fatto che saremmo l’unico Paese al mondo a varare una legge di questo tipo.
«E non è vero neanche questo! Ho visto che l’Unità ha dovuto arrampicarsi sugli specchi per far quadrare i conti, ma non è così. In Paesi dove non esiste l’immunità per il premier esiste per i parlamentari, in forme molto più rigide che da noi. Ma davvero vogliono raccontarci che Bush e Chirac verrebbero processati? Balle».
Insomma, Polito non incassa, ma rilancia.
«Mi scoccia che si pieghino i fatti, come purtroppo fa Scalfari, per propagandare una linea politica».
Ma perché a lei l’emendamento non va bene e la legge sì?
«Semplice. Perché il limite stabilito, il 30 giugno 2002, è del tutto arbitrario, come del resto sanno i suoi propositori. Si finisce per mandare all’aria tanti processi solo per quel processo».
E invece con la legge?
«Si ristabilisce il principio, a mio pare sacrosanto, che il voto popolare per Berlusconi non può essere azzerato per via giudiziaria. E lo dico nell’interesse della sinistra».
Lo sa che finirà scotennato da Scalfari domenica prossima?
«Non scherzo. Prima di tutto perché è un principio della democrazia che chi governa debba poter governare. Tornare un’altra volta al 1994 sarebbe una barbarie».
Questo però non è nell’interesse della sinistra.
«Ma come? Se i magistrati costringono Berlusconi alle dimissioni che succede per lei?».
Me lo dica.
«Semplice. Si torna al voto, Berlusconi si appella alla volontà popolare e la Cdl rivince. Non ci vuole mica Nostradamus per capirlo».
Il Pd è svuotato da Di Pietro, se non si oppone.
«No. Il Pd viene svuotato da Di Pietro se dice: “Ha ragione, ma non è questo il modo...”».
E che dovrebbe dire, per lei?
«Semplice: “Di Pietro ha torto!”».
Ma se pensano il contrario...
«Tre quarti del gruppo dirigente Pd, dai Ds agli ex Margherita, sono convinti che la destituzione giudiziaria sia una pagliacciata».
Nessuno di loro lo dice, però.
«Senta, io ne sono così certo che glielo dico con degli esempi: anche Fassino, Prodi e Mastella dovevano essere protetti dalla balle del conte Marini su Telekom Serbia, o dai capi di imputazione poi caduti di De Magistris. Non c’è uno di loro che non sia d’accordo su questo».
Ma anche se questo fosse vero, la posizione di Di Pietro potrebbe essere ancora più popolare per gli elettori di sinistra del Pd...
«Lei lo crede davvero? Direi piuttosto che se il Pd continua così lo svuotamento a favore di Di Pietro è certo, forse doppio. Solo nel caso contrario il Pd ce la può fare».
Ma lei crede che i magistrati stiano braccando Berlusconi?
«Io penso che anche tra di loro non ci sia più un coro unanime, come spiegano le dissociazioni di Nello Rossi, segretario dell’Anm, di Magistratura democratica!»
Solo una rondine?
«O di un ex come Casson, che si chiede: come è possibile che ci siano dei pm che passano il tempo a intercettare telefonate erotiche?».
E D’Alema e Veltroni?
«D’Alema spero che si opponga. Veltroni spero che resista alla pressione mediatica de La Repubblica».