Il Pdci all’attacco: l’accordo non esiste

da Roma

Romano Prodi dice che non può opporsi al raddoppio della base americana di Vicenza a causa di una «decisione presa dal governo precedente». Eppure il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha affermato a settembre in parlamento che non c’era «alcun accordo scritto» dall’esecutivo Berlusconi.
«Tra le due affermazioni - accusa Severino Galante, del Pdci- esiste una palese contraddizione». In un’interrogazione al presidente del Consiglio il deputato dell’estrema sinistra pone una serie di domande incalzanti: «Sulla base di quali false informazioni, e fornite da chi, il ministro della Difesa è stato indotto a riferire notizie false alla Camera? Quando, in che sede formale, con quali atti formali il governo Berlusconi ha preso quella decisione?».
Galante si riferisce alla risposta data da Parisi a una sua interrogazione in sede di question time, il 27 settembre 2006. E cita testualmente quello che il ministro disse: «Per quanto riguarda le decisioni (...) a tutt'oggi, con la controparte Usa non sono stati sottoscritti impegni di alcun genere. La disponibilità di massima manifestata dal precedente governo non si è tradotta in alcun accordo scritto». Perché ora Prodi sostiene il contrario di quanto affermato da esponenti del suo governo e della sua maggioranza fino al 10 gennaio?
Galante è convinto che, in realtà, di accordi sottoscritti da Berlusconi davvero non ce ne fossero. Ma alle pressioni degli Usa il governo Prodi avrebbe ugualmente ceduto. Riferisce anche di un recente incontro, insieme ad altri parlamentari dell’Unione, col sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta che, per spiegare la decisione di Prodi di non opporsi al raddoppio della base statunitense di Vicenza, avrebbe detto: «Siamo stati costretti a fare quella scelta».
Costretti sì, ma da che cosa? La versione ufficiale la ripete anche il presidente del Senato, Franco Marini: «C'è un impegno del governo precedente, non è che cambiando il governo cancelliamo pure gli impegni del nostro Paese dentro una alleanza». Al numero uno di Palazzo Madama replica subito Iacopo Venier, responsabile esteri Pdci. Gli chiede di rendere «noti, se esistono, i documenti che provano l'impegno assunto dal governo precedente sull'allargamento della base Usa a Vicenza», visto che finora «autorevolissimi esponenti del governo hanno escluso l'esistenza di documenti ufficiali in merito». Anche per lui, certe contraddizioni vanno spiegate.
Pdci, Prc e Verdi aumentano le pressioni perché Prodi e il suo esecutivo si rimangino una decisione presentata come definitiva. «Teniamo il punto fermo - dice il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore -: sulla decisione del governo si può tornare indietro». Visto che 110 parlamentari hanno presentato sul tema interpellanze, per lui il governo deve ora riferire alle Camere e «si possono trovare altre soluzioni».
Anche per il capogruppo dei Verdi a Montecitorio, Angelo Bonelli «la vicenda di Vicenza non è assolutamente chiusa. È stata inferta una ferita profonda alla popolazione locale e il dissenso sull'ampliamento della base è talmente trasversale che non c'e questione politica che tenga». La strada sarebbe quella di «un referendum per sentire che pensa davvero la gente di Vicenza». E alla fine «riconsiderare il sì dato agli Usa».