Pdci e Prc, un calcio al rigore di Padoa-Schioppa

Gian Maria De Francesco

da Roma

Finanziaria lacrime e sangue? Tagli alla spesa corrente? La sinistra radicale da quest’orecchio non vuol proprio sentir nulla. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha confermato giovedì scorso a Cortina che nella prossima legge di bilancio ci saranno «economie di spesa» sui quattro capitoli già accennati dal Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef): pensioni, sanità, enti locali e pubblica amministrazione.
Nonostante tutte le cautele adottate nel dibattito pubblico con il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, dal responsabile di via XX Settembre per non irritare gli alleati di estrema sinistra (l’aver evitato accuratamente la parola «tagli» e la promessa di una nuova verifica dei conti pubblici a settembre, ndr), tanto i Comunisti Italiani quanto Rifondazione ieri hanno ribadito l’indisponibilità nei confronti di una Finanziaria impostata sulla linea del rigore.
Il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio, ha aperto le danze criticando politicamente gli accorgimenti semantici di Padoa-Schioppa. «No a tagli, anche mascherati. In Finanziaria - ha sottolineato - ci devono essere misure chiare di equità e rilancio sociale». Secondo l’esponente comunista, «la via giusta per creare sviluppo» non è la «compressione» delle spese sociali, ma la lotta all’evasione. È inoltre necessaria «una seria politica di sostegno e riqualificazione di sanità e scuola». Una dichiarazione di principi diametralmente opposta a quella del ministro dell’Economia.
«Dopo cinque anni di macelleria sociale, di condoni indiscriminati e di “finanze creative” - ha aggiunto Sgobio - bisogna inaugurare una svolta, capace di guardare ai lavoratori e pensionati, adeguando tra l’altro stipendi e pensioni al costo reale della vita». Una nuova «scala mobile», il cavallo di battaglia dei Comunisti Italiani, rappresenta la vera strada da seguire.
La sortita del Pdci non poteva lasciare indifferente Rifondazione, preoccupata di un possibile «sorpasso a sinistra». L’andamento favorevole delle entrate fiscali nel primo semestre e la progressione superiore alle attese del Pil nel secondo trimestre hanno incoraggiato le esternazioni di Gennaro Migliore, presidente dei deputati del Prc. «Lo sviluppo - ha detto - deve essere una priorità della manovra economica. Non cogliere questa congiuntura favorevole sarebbe un inutile omaggio all’ortodossia del risanamento e del pareggio di bilancio». Secondo Migliore, la prossima Finanziaria deve essere impostata «sulla leva dell’equità fiscale» senza tagliare i servizi sociali. Seppur con sfumature differenti, la sostanza dei discorsi di Pdci e Rifondazione è la stessa: «Padoa-Schioppa non si azzardi a fare nessun taglio».
Se a tutto questo si aggiungono i richiami di Cgil, Cisl, Uil e Ugl alla clemenza nei confronti del settore pubblico, appare evidente che il ministro dell’Economia avrà non poche difficoltà a operare le misure di contenimento da 20 miliardi previste dal Dpef. Misure richieste da Confindustria: Montezemolo ha più volte evidenziato che «chi ha l’onore e l’onere di governare deve avere anche il coraggio di scelte impopolari». Il dilemma si prospetta di difficile soluzione: accontentare l’ala sindacalista o propendere per le posizioni imprenditoriali? Al di là dei continui rinvii alla verifica delle finanze pubbliche, il governo Prodi prima o poi dovrà decidere. E il vertice con i capigruppo della maggioranza, convocato per il prossimo 4 settembre, si preannuncia movimentato. «La ripresa c’è ed è diffusa - ha detto Mauro Fabris dell’Udeur - ma la Finanziaria deve rimanere rigorosa».
La tenuta della coalizione sarà messa alla prova. Per il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, «nella maggioranza esiste un problema grande come un grattacielo». E tocca al premier porvi rimedio.