Pdci, rossi sì ma non nei conti del partito

Controtendenza a sinistra: nel 2006 il movimento di Diliberto ha
segnato un avanzo di 160mila euro. Liquidità di oltre 4,5 milioni. Decisiva la struttura snella: solo 16 dipendenti e 3 immobili. Dai
parlamentari contributi per un milione di euro: il segretario ne ha
versati 68 mila

Roma - Se gli azionisti del Partito democratico, Ds e Margherita, dovranno risolvere le grane della fusione fredda pure a livello economico, c’è una formazione che non ha questi problemi. Si tratta dei Comunisti italiani.

Il partito guidato da Oliviero Diliberto avrà sicuramente un’anima rossa, ma i conti li sa tenere in nero e anche molto bene. L’esercizio 2006, infatti, si è chiuso con un avanzo di 160.668 euro, in leggero calo rispetto ai 190mila euro dell’anno precedente, ma comunque un risultato significativo se si tiene conto dell’impegno nella campagna elettorale. Basti pensare che un partito come la Margherita, la cui rappresentanza parlamentare è circa cinque volte superiore a quella del Pdci, ha chiuso il bilancio dell’anno scorso con un avanzo di 278mila euro.

Certo, il risultato positivo è merito di un provento straordinario di 1,7 milioni di euro che ha compensato il risultato negativo della gestione caratteristica (-1,6 milioni). Ma bisogna tener conto che gli accantonamenti hanno inciso per 2,8 milioni. A questo proposito va notato che il fondo per la strutturazione immobiliare del partito è raddoppiato, dai 2 milioni del 2005 ai 4 milioni dell’anno scorso. L’obiettivo dell’acquisto della sede centrale è più vicino.

Ci sono due dati che, tuttavia, sorprendono in positivo. Il Pdci è «seduto» su una notevole liquidità e ha pochi debiti. Le disponibilità liquide al 31 dicembre, infatti, ammontavano a 4,627 milioni (780mila euro nel 2005) per la maggior parte depositati su due conti correnti presso la Banca di Roma. Il totale dei debiti, invece, è sceso da 203mila del 2005 a 159mila euro (105mila verso fornitori). Una situazione che i ds sicuramente invidiano, dovendo confrontarsi con un’esposizione di ben 169 milioni.

Ma come è possibile questo miracolo «rosso»? La risposta è semplice: rimborsi e contributi da una parte, struttura snella dall’altra. Nel 2006 sono stati incamerati ben 4,4 milioni dai rimborsi elettorali, mentre deputati e senatori hanno versato al partito oltre 975mila euro (il segretario Diliberto e il tesoriere Sgobio 68mila euro a testa, il «fondatore» Cossutta 54mila). Per il resto, a parte gli 1,3 milioni di spese di propaganda, il Pdci non s’è dovuto svenare: i dipendenti sono solo 16 e le immobilizzazioni materiali riguardano tre immobili (uno a Venezia, uno a Modena e uno a Paderno).

Le immobilizzazioni finanziarie (559mila euro) hanno riguardato le editrici del settimanale di partito Rinascita, quella nuova Laerre e la vecchia Galileo 2001, ora in liquidazione. Laerre nel 2006 ha perso 122mila euro, ma come ha affermato Sgobio nella relazione, «l’incremento di vendite e abbonati può essere indicatore della necessità di un forte partito comunista nel Paese». D’altronde, con 160mila euro di avanzo e un patrimonio netto di 1,6 milioni, il rendimento del capitale è del 10% circa. Essere comunisti conviene.