"Pdl aperto a tutti, puntiamo al 51 per cento"

Berlusconi al convegno dei Riformatori liberali: "Con noi tante culture
politiche, ma non ci saranno correnti Siamo al 43%, l’obiettivo è la
maggioranza assoluta". E sulla crisi: "Per uscirne daremo nuove regole
ai mercati"

Roma Libertà di coscienza, in particolare sui temi etici, ma senza scivolare nel correntismo. Mancano meno di due settimane al congresso fondativo del Popolo della libertà e al Cavaliere preme delimitare i confini entro i quali si potrà fare politica nel principale partito del centrodestra. Il sentiero è, almeno all’apparenza, stretto. Non ci sarà un ritorno ai tempi della frammentazione politica e delle lotte di potere infinite, ma nemmeno la creazione di un monolito che mortifica le differenze. La soluzione all’equazione Pdl, per Silvio Berlusconi è un partito «di tutti», che affonda le sue radici in tante culture politiche e continua a rispettarle tutte. E che non dimentica il principale obiettivo: arrivare, da solo, alla maggioranza assoluta dei consensi.
Il presidente del Consiglio illustra un mini-manifesto liberale e bipolarista a una platea particolarmente sensibile al tema, cioè il congresso della formazione politica di Benedetto Della Vedova. I Riformatori liberali, nati da una costola del Partito radicale e oggi parte integrante del progetto Pdl. La rassicurazione sulla libertà di coscienza, attesissima, arriva via telefono all’assise della formazione laica e libertaria. È di poche settimane fa l’unico vero attrito tra i Rl e il governo: il caso Eluana e la legge sul fine vita. Questo tipo di dialettica, fa capire il premier, si potrà ripetere anche nel Pdl perché, «la libertà di coscienza è un principio intangibile che va rispettato nel modo più assoluto».
Sul caso Englaro i radicali del centrodestra hanno «espresso il loro dissenso sempre con grande chiarezza e lealtà. Comunque voglio dirvi che su tutti i temi sensibili, a cominciare da quelli di bioetica il principio della libertà di coscienza è un principio che resterà sempre nel futuro».
D’altro canto, i riformatori sono sempre stati «leali nei confronti della nostra azione di politica e di governo». E anche in futuro potranno dare il loro contributo, dando vita all’associazione Libertiamo. Un bel nome, secondo Berlusconi, perché «ribadisce un ancoraggio forte, che ben si adatta alla cultura liberale e liberista che costituisce il connotato che avete declinato con grande coerenza sulle questioni economiche e civili».
Il Cavaliere, più che la pluralità di posizioni, sembra temere certi istinti partitici duri a morire. Ma quello che nascerà il 27 marzo «non sarà un partito di correnti». Sarà invece una formazione bipolarista che punta alla maggioranza dei consensi. «I nostri elettori - ha spiegato Berlusconi - sono il 43 per cento degli italiani. Punto al 51 per cento dell’elettorato». Impresa possibile visto che «per come sta evolvendo l’opposizione, i moderati, i cattolici, i liberali, i radicali si riconosceranno» sempre di più nel Pdl. Quello che uscirà dal congresso sarà un nuovo partito, ma anche «un grande lascito. Perché riuscendo a trasformare un Paese che aveva più di 20 gruppi in Parlamento, in un Paese con una grande forza che punta al 51% degli elettori, avremo fatto un grande salto in avanti sul cammino della democrazia e della libertà».
Trai temi che potrebbero vedere i Riformatori ancora una volta non in sintonia con il governo c’è la risposta alla crisi. Il Dna liberista dei radicali di destra mal si adatta alle ricette che si stanno imponendo nel mondo occidentale. Ma su questo Berlusconi fa capire che le distanze con Libertiamo non sono poi così grandi. Certo, «ci sono posizioni differenziate», all’interno del centrodestra. Gli stessi Riformatori liberali non hanno nascosto «la loro diffidenza nei confronti della pretesa di rispondere ai problemi economici, anche quelli legati all’attuale crisi globale, semplicemente ampliando i poteri di intervento e di regolazione delle istituzioni pubbliche».
La sfida, secondo il Cavaliere, si deve invece vincere soprattutto sul campo - molto liberale - delle regole. «Anch’io sono convinto che la situazione in cui versa il quadro economico e finanziario globale, necessiti di strumenti straordinari ai quali non sarebbe opportuno e assolutamente pensabile e utile ricorrere in situazioni normali», premette. Ma «come voi, non ho dubbi che dell’attuale crisi di mercato, si potrà uscire solo rafforzando, consolidando e in parte bonificando il funzionamento del mercato, che è e deve rimanere il solo strumento adeguato alla creazione e diffusione di ricchezza e all’affermazione di un ideale concreto di uguaglianza nel campo economico». Temi questi ultimi che, c’è da scommetterlo, terranno banco nel Pdl e nel paese, molto più di quelli di bioetica.