Con il Pdl Berlusconi fa bingo

Tra pochi giorni scatta il via della lunga kermesse delle feste della politica che si concluderà probabilmente con il 14 ottobre, giorno delle elezioni per il segretario del Partito democratico che ancora deve nascere. Miracoli della biogenetica, prima la testa poi il resto. A leggere le cronache sembra, però, sia già iniziata una specie di maratona dove tutti corrono in maniera disordinata con il rischio di ritrovarsi, dopo un po’, allo stesso punto di partenza. Magia del movimentismo e della virtualità che costringono tutti a guardare la corsa dell’altro piuttosto che decidere la propria direzione di marcia. Con scene e dichiarazioni spesso esilaranti.
La levata di scudi nel centrodestra contro il nuovo Partito della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ad esempio, ha qualcosa di teneramente infantile con le sue gelosie e le sue preoccupazioni. Il partito di Fini non sa più cos’è da tempo e non sapendolo, naturalmente, è terrorizzato dall’arrivo di un nuovo aspirante soggetto politico che in particolare nel Nord potrebbe azzerare il suo già scarso consenso. Pierferdinando Casini, moderno Sor Tentenna, non sa se ritornare in fila per due sotto il mantello del Cavaliere riponendo nel cassetto orgoglio ed ambizione oppure procedere verso la ricomposizione della diaspora democristiana con il rischio di perdere qualche pezzo per strada che verrebbe così catturato dalla leonessa di Lecco o trota salmonata come la chiamano i suoi denigratori, al secolo Michela Brambilla. La stessa Lega ha subito urlato contro la nascita di questo nuovo bebè politico (ma da quando in qua i partiti nascono con il benestare dei suoi alleati o avversari?) confermando, così, una drammatica verità cioè che i partiti oggi sono talmente privi di identità e di senso di appartenenza che basta poco per farne tremare le basi elettorali. Una domanda, allora, è d’obbligo. Perché mai Silvio Berlusconi non dovrebbe affondare il coltello nel burro visto che i suoi alleati, e non solo essi, hanno smarrito la propria strada politica finendo soltanto per scimmiottare il suo modello che lo ha reso il capo del primo partito italiano? In politica, com’è noto, non si regala niente a nessuno e il Cavaliere tenta giustamente di fare bingo smettendo di far regali a destra e a sinistra. Ciò che vale per il centrodestra vale anche per il centrosinistra. Nonostante la corsa a tre per la segreteria del Partito democratico con tanto di cantautori al seguito il modello è sempre quello copiato, male, da Berlusconi e cioè un partito liberistico che si porta dietro un impianto istituzionale che non è né una democrazia parlamentare, né una presidenziale, ma solo un ibrido connubio, confuso e pasticciato, che non esiste in alcun altro Paese occidentale. E anche qui sorgono pulsioni infantili. Con tutto il suo carico di paure e di tenere bugie. Veltroni in una lettera a Fassino e Rutelli dice no a logiche spartitorie per l’elezione dell’assemblea costituente del Partito democratico ma chiede per sé, nel contempo, un pacchetto di nomi da eleggere senza preferenze. Rutelli a sua volta chiede ai Ds e ai popolari di non perseguire un partito degli ex dimenticando che lui stesso, essendo stato segretario dei radicali, dei Verdi, dell’Asinello e della Margherita, ha riunito nella sua corrente tutti gli ex di queste formazioni battezzandoli «coraggiosi». Un lessico, questo, che ci riporta alla nostra adolescenza quando giocando ai soldatini ci dividevamo tra pirati, soldati del re e seguaci di Robin Hood e i nostri letti diventavano di volta in volta la Foresta di Sherwood o i Mari del Sud. Fatti da grandi questi giochi forniscono carne da macello per la genialità mediatica di Berlusconi che finisce dunque per aver ragione. Il suo è un tentativo partenogenetico di gemmare un nuovo contenitore affidato alla Brambilla per far confluire in esso molti dirigenti di quei partiti, alleati o avversari, che in questi anni sono diventati sempre più pallidi spettri all’imbrunir del giorno. E questo vale anche per i gruppi dirigenti di Forza Italia che troppo tardi sembrano aver scoperto che non sempre il silenzio è d’oro.
Geronimo