Pdl, Berlusconi: primarie per il nome Sondaggio: vota e scegli anche tu

Oggi il Cavaliere incontra Veltroni. La prossima settimana la firma dal notaio per il nuovo partito. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=29" target="_blank">SCEGLI IL NOME: il Partito della Libertà o il Popolo della Libertà? Vota</a></strong>. Nel weekend <strong><a href="/a.pic1?ID=224323">tornano i gazebo</a></strong>

Roma - Appena finita la conferenza stampa, a due passi dagli uffici di Forza Italia alla Camera, Berlusconi schiocca le dita: «La nascita del nuovo partito è stata una cosa organizzata così...». Ora, spiega, «ci siamo messi al lavoro» e «per realizzare il progetto è necessaria una certa gradualità». Che non deve «essere scambiata» per «un ripensamento». Sul Partito della libertà o Popolo della libertà (il nome sarà deciso da «un grande referendum popolare» che si terrà domani e domenica) non c’è quindi alcun «passo indietro» né «titubanza». Anzi, dice il Cavaliere che non ha affatto gradito la lettura mattutina dei giornali che ieri parlavano di «contrordine», sarà «il coronamento del mio impegno pubblico, l’eredità che voglio lasciare al Paese». D’altra parte, aggiunge citando il suo passato imprenditoriale oltreché politico, «non ho mai fallito nessuno dei miei sogni e non fallirò nemmeno questa volta».

Il fatto che il progetto debba essere realizzato con «gradualità», spiega, dipende da ragioni diverse. L’ex premier cita «gli adempimenti necessari burocratici e fiscali» che dovrebbero seguire lo scioglimento di Forza Italia, ma è ovvio che c’è anche dell’altro. Perché il Pdl è anche l’occasione per quel salto generazionale a cui Berlusconi pensa da tempo. Ma - dice citando Bondi, Cicchitto e Verdini - certo «non bisogna disperdere il patrimonio di Forza Italia». E si deve evitare che i cosiddetti quarantenni azzurri o i Circoli della Brambilla entrino nel progetto in contrasto con la vecchia guardia. Per dirla con le parole della Carfagna, «dobbiamo trovare un punto di equilibrio» perché «non si può fare a meno dell’esperienza di chi è nel partito da anni» ma «neanche non utilizzare le giovani leve». E, dunque, il progetto di sciogliere Forza Italia resta, ma sarà più graduale. «Sei o sette mesi», avrebbe confidato il Cavaliere ad alcuni deputati. Giusto il tempo per scavallare le provinciali di Roma e l’eventuale voto anticipato nel caso che alla fine la maggioranza imploda davvero (eventualità cui il Cavaliere guarda ancora). La settimana prossima, assicura Berlusconi, «firmeremo dal notaio per costituire» quello che sarà «un nuovo partito» a cui «possono partecipare associazioni e partiti». E non si tratterà di «una confederazione», un «termine che non ho mai usato». L’iscrizione dovrebbe «essere gratuita», mentre per la scelta del leader «ci saranno le primarie». Insomma, «a decidere saranno i cittadini», anche se - ammette - «dentro di me penso che sarò io». Poi, una citazione di De Gaulle: «L’intendance suivra». Insomma, «l’intendenza seguirà, contenta di realizzare un grande sogno». Una battuta riferita alle lentezze burocratiche ma pure, secondo alcuni deputati di casa a Palazzo Grazioli, agli alleati.

Verso i quali il Cavaliere limita però al minimo le polemiche. E solo dopo più di una sollecitazione dei cronisti si lascia scappare due battute. Una su Casini («questo partito era il sogno di tutti, poi qualcuno ha iniziato a pensare alla Cosa bianca») e una su Fini («dice che ha le mani libere? Solo io ho avuto le mani legate...»). Ma in verità, spiega l’azzurro Testoni, questo «approccio graduale» è anche «un modo per riaprire le porte a An e Udc». Un segnale che arriva proprio nelle ore in cui le diplomazie di Forza Italia, An e Lega si sono messe al lavoro per far sì che Bossi organizzi a Gemonio una sorta di incontro pacificatore tra Berlusconi e Fini.

Il Cavaliere, intanto, si prepara all’incontro di oggi pomeriggio con Veltroni («prevedo un 3-3, tanti gol e bel gioco», scherza Bonaiuti). Un faccia a faccia, dice l’ex premier, nel quale «sarà possibile discutere» solo con «la consapevolezza» che «la formula politica che ha sostenuto Prodi è finita». E da cui, la butta lì ridendo l’azzurro Crosetto, Berlusconi «dovrebbe uscire dicendo di essere d’accordo con Veltroni sullo spagnolo». A quel punto, Udeur e sinistra radicale «ci metterebbero cinque minuti a far cadere il governo».