Il Pdl "brevettato" da Berlusconi

Polemiche per il nome e il simbolo depositati dalla Brambilla. Il Cavaliere: &quot;Solo un polverone, è andata dal notaio per farmi una cortesia&quot;. E poi: <strong><a href="/a.pic1?ID=200855">&quot;Avremo il 4% in più&quot;</a></strong>

Roma - Quando si dice: «Tanto rumore per nulla». Parte da qui Silvio Berlusconi. E sul mistero del «Partito della libertà», che tiene in agitazione da tre giorni l’intero centrodestra, il presidente di Forza Italia sgombra il terreno da ogni dubbio e presenta il suo progetto. Nome e marchio del nuovo partito già ufficialmente registrati, non per chissà quale strana congettura ma semplicemente «per evitare il rischio che qualcuno si impadronisse di questo nome compiendo una specie di appropriazione indebita», spiega l’ex premier. Il presidente di Fi, conversando al telefono con i cronisti di Ansa e Apcom, spiega anche che il nome «Partito della libertà» non è scelto a caso. «Mi sembra logico, visto che c’è il sogno di fare un grande partito dei moderati. Inoltre questo può essere il seguito del nome “Casa delle libertà” e anche, in futuro, l’espressione italiana del Partito popolare europeo».
Berlusconi annuncia inoltre che intende presentare una lista alle elezioni comunali per Courmayeur in cui il centrodestra comparirà unito per la prima volta sotto il nome di Partito della Libertà. E Michela Brambilla? «Lei resta presidente dei Circoli e mi sembra già abbastanza, perché credo che se domani si realizzerà il sogno sarà con regole democratiche». Così, in tarda serata, Berlusconi mette un punto alla vicenda «Brambilla-Pdl». E lo fa in un’altra giornata trascorsa all’insegna delle polemiche e dell’agitazione sul nuovo partito.
Nel pomeriggio la prima a parlare era stata proprio Michela Brambilla, per dare una veste ufficiale a quella che per tanti era solo una boutade estiva. «Su mandato del presidente Silvio Berlusconi, il giorno 6 agosto 2007 - aveva detto la Brambilla - ho provveduto alla registrazione in sede comunitaria europea del nome e del simbolo del Partito della libertà che, da allora, si trovano ad essere nella totale e assoluta disponibilità dello stesso presidente Berlusconi».
Scattava quindi la ricerca di maggiori dettagli nel sito Ue dedicato al Pdl, dove si trovano innanzitutto informazioni sul «nome del marchio»: «Partito della libertà», numero 006203012, un «marchio comunitario». Dopodiché il tanto discusso simbolo: un logo rotondo, dallo sfondo azzurro, con la scritta «Partito della libertà» (che combacia in tutto con quello dei Circoli della libertà di cui la Brambilla è presidente) e un arcobaleno con i colori della bandiera italiana.
L’outing di Michela Brambilla, oltre ad agitare il già fremente centrodestra, fa scattare in molti, soprattutto nel popolo di Forza Italia, altre analisi ed ennesimi interrogativi d’obbligo. Tipo: «A che cosa serve questo partito?», oppure «Dove si colloca?» e così via. A dare qualche elemento chiarificatore è stato Niccolò Ghedini, senatore di Fi, nonché avvocato di fiducia di Silvio Berlusconi: «Posso confermare, avendo seguito personalmente la vicenda dal punto di vista tecnico-giuridico», che, così come indicato dalla Brambilla, «il simbolo del Partito della libertà è stato immediatamente posto, sin dalla sua registrazione, nell’esclusiva e totale disponibilità del presidente Silvio Berlusconi», ha detto Ghedini raccontando di un incontro avvenuto tra il 9 e il 10 agosto scorso, in cui «è stata siglata una scrittura privata», trasferendo la proprietà del marchio dalla Brambilla a Silvio Berlusconi.
Il senatore di Fi ha poi chiarito che l’iniziativa ha l’obiettivo, nell’ambito della Cdl, «di recuperare l’area del non-voto, che in Italia raggiunge ormai quote pari a quasi il 20% dell’elettorato, e non certo a sostituirsi o a far concorrenza in maniera impropria ai partiti della coalizione». Parole, quelle di Ghedini, che andrebbero a confermare in qualche modo quello che, per molti tra i fedelissimi del presidente di Fi, sarebbe proprio il ragionamento del Cavaliere: «Di certo non sostituire o minare il campo di Fi», spiega un parlamentare azzurro, «ma costruire una sorta di “rete di protezione”, un bacino dove raccogliere tutti gli esclusi o gli usciti dai partiti, che tra centrodestra e centrosinistra, sono davvero tanti». C’è poi, all’interno del partito di via dell’Umiltà, chi lamenta «tanta agitazione per nulla», ricordando che «secondo l’attuale legge elettorale, non conta chi presenta il logo di un partito, ma chi si presenta per primo al tribunale competente per le elezioni nazionali. Quindi...».