Il Pdl contro Lombardo: chi sta con lui è fuori

L’aveva detto. E lo ha fatto. Il governatore di Sicilia Raffaele Lombardo ha presentato ieri, nonostante il veto dei vertici del Pdl che gli avevano intimato di attendere le Europee, la sua giunta bis: dentro, con la conferma di tre assessori (Bufardeci, Cimino e Gentile), il Pdl, o meglio l’ala «amica» del Pdl che fa capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè, in rotta di collisione con i vertici regionali del partito; fuori l’Udc, in toto, compreso il giudice Giovanni Ilarda, tecnico centrista, che era rimasto al suo posto nonostante l’azzeramento; dentro l’Mpa, il partito autonomista che il presidente della Regione Sicilia punta a lanciare in Europa, soglia del 4% permettendo; dentro altri tre tecnici di punta, il procuratore dei Minori Caterina Chinnici, magistrato la figlia di Rocco, il consigliere istruttore ucciso dalla mafia nel 1983; l’imprenditore nisseno Marco Venturi, noto per le sue battaglie antiracket; l’avvocato amministrativista Gaetano Armao, ex vicepresidente del Cda del teatro Massimo di Palermo. E libere tre caselle. Tre caselle che, a meno che lo scontro tutto interno al Pdl siciliano non venga esasperato alle estreme conseguenze con l’espulsione dei «ribelli» di Miccichè, sono a disposizione dell’ala azzurra che a livello nazionale fa capo al ministro Alfano (che ieri ha preso le distanze dalla nomina di Armao, designato da un suo deputato) e al presidente del Senato Renato Schifani e che in Sicilia ha come referenti i coordinatori regionali Giuseppe Castiglione e Domenico Nania.
Sì, perché questa vicenda tutta siciliana, oltre che una crisi, è la storia di un golpe, anzi di due: quello del governatore Lombardo, che con un blitz ha azzerato la sua giunta, eliminando gli oppositori interni dell’Udc e di parte del Pdl; e quello dell’uomo simbolo di Forza Italia in Sicilia, il mago del 61 a zero del 2001, il sottosegretario Gianfranco Miccichè, che ha appoggiato Lombardo per tentare di riprendere le redini del Pdl nell’Isola.
L’incognita ora è cosa deciderà di fare il Pdl. La Russa ha intimato, a proposito dei ribelli Pdl inseriti nella squadra scomunicata: «Nessuno ha potuto o può aderire senza un’autoesclusione dal Pdl». E in una nota congiunta i coordinatori Sandro Bondi, Denis Verdini e lo stesso La Russa ribadiscono: «Gli assessori nominati dal presidente Lombardo non possono accettare l’incarico fino a quanto Lombardo stesso non accetterà di sedere al tavolo con tutto il Pdl». Ancora più duri i coordinatori regionali Castiglione e Nania: «Siamo di fronte a un governo di fatto inesistente, autonomo dalla volontà espressa dalla maggioranza degli elettori siciliani». Peccato però che gli assessori abbiano già accettato.
Che accadrà? I ribelli saranno sanzionati? Difficile. Primo perché il Pdl, tra assessori e tecnici di area, guadagna un uomo, passa da sei a sette assessori. E poi perché le sanzioni, oltre che gli assessori, dovrebbero riguardare lo stesso Miccichè e magari a catena tutti quelli che sono d’accordo con lui. «Mi stupisce – sottolinea Miccichè – l’atteggiamento del partito. È evidente come il presidente Lombardo abbia auspicato un’intesa con l’intero Pdl, lasciando liberi alcuni assessorati per dare prova della propria disponibilità. La scelta fatta da alcuni di noi è frutto del buon senso, non volendo finire all’opposizione in una regione dove alle elezioni europee dimostreremo di avere più del 50%dei voti. Sarebbe auspicabile un incontro per ricomporre il partito piuttosto che minacciare espulsioni. Del resto, quando qualcuno mi minaccia è come se mi invitasse gentilmente a fare proprio quella cosa. E non pensino di espellere solo gli assessori Pdl, non possono far finta di non capire che hanno agito in pieno accordo con me».
«Avevo accettato – ha ribadito ieri il governatore Lombardo presentando la nuova squadra – l’invito del Pdl di rinviare di altre 48 ore. E ho detto che ero pronto a incontrare e ascoltare, ma quando hanno detto che se ne parlava dopo le Europee ho capito che non facevano sul serio». Lombardo comunque ha ribadito l’apertura al dialogo, tanto col Pdl tanto con l’Udc. Ora l’appuntamento è per il 4 giugno, la seduta straordinaria dell’Ars voluta da Pdl e Udc. Ci sarà, forse, un documento di censura, ma allo stato attuale non c’è alcuna mozione di sfiducia, l’unico atto che costringerebbe Lombardo a dimettersi. Mandando però tutti a casa e obbligando a elezioni anticipate.