Il Pdl: così il premier ha ridisegnato un’Italia più moderna

Roma Il 2009 sarà l’anno delle riforme, dal federalismo alle misure economiche contro la crisi, dalla separazione delle carriere nella magistratura alla nuova legge sull’uso delle intercettazioni. Mercoledì scorso, in una lunga intervista a il Giornale, Silvio Berlusconi, ha indicato l’agenda del governo per «l’anno che verrà» e ha ribadito, punto per punto, le sue opinioni sul Pd e su Veltroni, che si è ormai «consegnato al giustizialismo di Di Pietro».
Un’intervista, spiega il portavoce di Forza Italia Capezzone, che «disegna un vero e proprio orizzonte riformatore per la legislatura». Nonostante «l’eredità ricevuta da Prodi», infatti, il governo «ha messo al sicuro i conti dello Stato con la Finanziaria triennale, ha dato una mano concreta alle famiglie con l’ultima manovra, e ora si prepara ad altre significative riforme, dalla giustizia al federalismo fino al presidenzialismo». Insomma, «sarà ed è già una legislatura importantissima per consentire al Paese di ripartire». Berlusconi, aggiunge Bocchino, «delinea nell’intervista a il Giornale un’Italia più moderna ed efficiente, libera dai condizionamenti che l’hanno rallentata fino ad oggi». «Si tratta - spiega il vicepresidente dei deputati del Pdl - di un progetto ambizioso che può contare sulla forte leadership dello stesso Berlusconi, su tempi lunghi di una legislatura stabile e su una solida ed ampia maggioranza parlamentare». Insomma, «adesso serve il coraggio di affrontare il tema dei temi, lavorando al pilastro indispensabile per costruire un’Italia diversa, cioè alla modifica sostanziale della Costituzione, lasciando intatta la prima parte e modificando forma di Stato, forma di governo, potere legislativo e magistratura». Soddisfatto anche il deputato del Pdl Della Vedova. Perché, spiega il leader dei Riformatori liberali, «Berlusconi ha delineato la strategia dell’esecutivo per il 2009 scegliendo come priorità temi di governo in senso stretto, dalla giustizia al federalismo, ma lasciando da parte quei temi etici che alcuni ambienti del Pdl vorrebbero avessero priorità assoluta». «È giusto - conclude Della Vedova - che un partito che punta al 40% dei consensi non sia dogmatico sulle questioni etiche, come d’altra parte non lo è il suo elettorato di riferimento». Anche Pionati, ex portavoce dell’Udc e da poco sbarcato nel centrodestra con la sua Alleanza di Centro, parla di «programma che convince». «Tutte le forze responsabili - spiega - dovrebbero sostenerlo perché è l’unica strada per portare il Paese fuori dal tunnel».
Meno convinti, invece, nel Pd. Perché, spiega il ministro ombra dell’Economia Bersani, «la crisi non si affronta con gli annunci» e «sulle misure concrete siamo vicini allo zero». Critico anche Di Pietro, soprattutto nella parte in cui il premier ha descritto un Pd ormai «consegnato al giustizialismo» dell’ex pm. «Berlusconi - attacca il leader dell’Idv - vuole la rottura tra noi e il Pd, vuole dividerci per continuare a imperare».