Il Pdl detta le regole per le giunte Chi è all’opposizione fuori dai cda

Giovane, magari donna e preferibilmente eletto in consiglio comunale con la fiducia dei concittadini e magari un buon bottino di preferenze. Ma soprattutto con rigore morale e di provata capacità professionale. È questo il nuovo identikit del bravo assessore da nominare nelle giunte delle (per la verità non moltissime) amministrazioni vinte dal Pdl nell’ultima tornata elettorale. A disegnarlo una circolare inviata ai coordinatori provinciali della Lombardia dal responsabile regionale Mario Mantovani con la vice Viviana Beccalossi. Scelte, spiegano, «attese dagli elettori e che possono contribuire al rilancio del nostro movimento» e da applicare sia «dove continuiamo a governare», che «dove siamo per la prima volta al governo». E sono in tutto trentotto i comuni lombardi conquistati dal Pdl. Per quanto riguarda il merito, l’indicazione è di osservare, seppur senza criteri rigidi, una par condicio di genere tra uomini e donne. Ben più che un’indicazione, invece, la richiesta di «una presenza giovanile». Non solo, «meglio se individuata tra coloro che sono stati eletti dai cittadini». Evidente l’intenzione di non seguire pedissequamente la crescente ondata di giovanilismo a tutti i costi, ma di premiare solo quelle nuove leve che si siano effettivamente meritate i galloni sul campo. Con militanza e presenza tra i cittadini che si devono tradurre nella raccolta di consenso e preferenze personali. Un buon pacchetto di voti, insomma, da affiancare alla carta d’identità.
Ma la richiesta del coordinamento regionale destinata a far più discutere provocando di certo più di qualche resistenza, è l’invito a lasciare i consigli di amministrazione lì dove il Pdl è uscito sconfitto alle amministrative. «Nelle realtà dove abbiamo purtroppo perso la guida amministrativa - si legge nella circolare - riteniamo opportuno invitare quei rappresentanti negli enti e nelle società pubbliche indicati dal nostro movimento a programmare la loro uscita dagli stessi, così da evitare ogni polemica su “poltrone” o “interessi privati” a cui daranno vita, in modo strumentale, i nostri avversari già dai prossimi giorni». Un passo indietro destinato a provocare molti mugugni. Ma quello dei coordinatori se non un ordine è di certo un invito piuttosto deciso. Perché «sarebbe questo - si dice - un gesto di trasparenza amministrativa che da un lato consentirà una più incisiva attività di opposizione e controllo, dall’altro non permetterà la nascita di eventuali commistioni amministrative che non farebbero altro che arrecare danno al Pdl». E Mantovani ha spiegato di voler «così distinguere con linearità e senza ambiguità i ruoli di maggioranza e minoranza». E «questo - sottolinea - ci consentirà di avviare un’efficace e libera azione di opposizione e controllo, soprattutto verso il governo delle sinistre che presto dimostrerà la propria inadeguatezza: le divisioni ben occultate in campagna elettorale fra democratici del Pd, giustizialisti dell’Idv e le sinistre di Vendola e dei Comunisti italiani, diventeranno evidenti quando si occuperanno più di poltrone e di interessi che dei problemi dei cittadini».
E poi, sempre sul fronte del partito, è partita per Roma la richiesta sottoscritta all’unanimità dal tavolo dei coordinatori provinciali del Pdl riunito da Mantovani per chiedere al segretario Angelino Alfano la convocazione dei congressi comunali e lo svolgimento di assemblee provinciali per giovani e seniores. Organizzazione al lavoro, invece, per il Lombardia Day messo in calendario sabato prossimo quando imprenditori e rappresentanti delle professioni e della società civile analizzeranno l’attività di governo della Regione.