Pdl, Gandini verso l’addio: «Che figura, smetto»

«Guardi che la mia assenza non aveva nulla di tattico, ero a Roma per lavoro e il mio aereo aveva 50 minuti di ritardo: casualità facilmente verificabile». Alza i guantoni per proteggersi il volto e parare i possibili colpi che potrebbero arrivare da quella sgangherata maggioranza di centrodestra nel Municipio Centro Est: Luciano Gandini, capogruppo del Pdl, giovedì sera ha visto respinta ai voti la nomina dei tre assessori che avrebbero affiancato il presidente Enrico Cimaschi. Colpa di quattro franchi tiratori del centrodestra che non si sono presentati in aula, ma da questa etichetta Gandini si vuole sfilare confermando la sua stima a Cimaschi e a Bergamaschi, Salterini e Loi che hanno messo a disposizione la loro candidatura in giunta.
È già la quarta volta che ci provate. Ma non siete stufi?
«Il regolamento impone che il consiglio venga convocato per l’elezione della giunta ogni volta che ci si riunisce. È un passaggio inevitabile»
State dimostrando di non essere in grado di guidare il Municipio, meglio il commissariamento a questo punto...
«Sarebbe una brutta figura, ancora maggiore di quella che stiamo facendo e sarebbe una presa in giro per la cittadinanza che dovrebbe votare per un nuovo consiglio che si scioglierebbe pochi mesi dopo. Tanto vale tentare fino a quando il sindaco non si stuferà»
Sembra che Vincenzi abbia già pronta la lettera con la richiesta di commissariamento. Non valutate un allargamento della maggioranza? Magari un patto che permetta a Cimaschi di restare presidente con assessori Udc e Pd?
«Mi pare che gli schieramenti siano lontani e che un accordo del genere ad oggi sia impossibile. Oltre a dare atto a Cimaschi di aver giocato a tetris per mesi non so cosa fare. Sono davvero sconsolato»
Quali sono i problemi politici che vi allontanano da alcuni vostri consiglieri come Siri?
«Non ci sono problemi politici ma solo invidie personali di alcuni consiglieri che giocano a fare il dispetto alla maggioranza e poi c’è il problema della Lega che assume posizioni sempre molto variegate e poco comprensibili»
La Lega chiede da tempo una poltrona in giunta...
«Ma che poltrona? Al limite possiamo chiamarlo “sgabello”. I patti sembravano chiari con i leghisti».
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«È la triste e amara realtà, è la qualità della nostra classe politica e dirigente. Candidiamo persone che poi antepongono interessi personali a politici e alla fedeltà a coalizione ed elettori»
Insomma, lo stesso errore fatto per la lista Pdl in Senato?
«Non mi faccia entrare nel merito di altri livelli. Rimango al mio e dico che con questo chiudo la mia esperienza politica perché invece di passare il tempo a dedicarmi ai problemi del territorio l’ho passato a gestire “beghe” personali».