Pdl-Lega, 309 sì alla mozione. Ennesimo flop Pd

RomaEsulta rumorosamente il Carroccio, e Umberto Bossi rispolvera per l’occasione un classico d’antan («La Lega ce l’ha sempre duro», giura) per rinfrancare gli elettori in vista del voto amministrativo. Il Pdl lascia che l’alleato canti vittoria, con tanto di affettuoso buffetto di Berlusconi al Senatùr: l’importante è che dall’aula di Montecitorio, ieri, si sia usciti con una maggioranza «solida» e superando ogni «incomprensione» con la Lega, come assicura il premier. Bossi gli fa eco: «Con Berlusconi siamo sempre amici, abbiamo anche questa volta trovato la quadra». Mentre invece, nota il ministro degli Esteri Frattini, «l’opposizione, che strumentalmente voleva dividerci, ha fallito e si è divisa lei in tre mozioni diverse».
La mozione di maggioranza sull’intervento in Libia è passata con 309 voti a favore e 294 no delle opposizioni: non proprio il pienone assoluto degli ultimi voti di fiducia, ma il centrodestra comunque si ricompatta dopo la burrasca provocata dalla Lega in versione «pacifista». D’altronde, il testo della mozione è sufficientemente vago da consentire a Bossi di assicurare che «la Lega ha vinto» perché ha ottenuto che venisse evocata nel documento la necessità di un «termine temporale per la missione militare»; e al tempo stesso da consentire al titolare della Farnesina Frattini di spiegare in aula che «non è possibile» indicare una data di scadenza per l’intervento italiano, e che «è assolutamente evidente che la data esatta entro cui si concluderanno le azioni militari sarà il risultato di un confronto con le organizzazioni internazionali, quindi innanzi tutto con la Nato e con gli alleati». La quale Nato, dal canto suo, fa sapere per bocca del segretario generale Rasmussen che al momento l’Alleanza «non è in grado di fissare una data in cui la missione potrà essere considerata compiuta», ma di certo non prima di aver raggiunto i tre obiettivi «che definiscono la durata e lo scopo della misione stessa»: la fine di tutti gli attacchi alla popolazione civile, il ritiro delle forze di Gheddafi e dei mercenari, il libero accesso agli aiuti umanitari.
Anche le mozioni (pro-intervento) del Pd e del Terzo Polo vengono approvate, grazie all’astensione della maggioranza, dopo che Frattini, a nome del governo, si era rimesso all’aula. Bocciato seccamente invece il testo anti-intervento di Italia dei Valori, che però non intercetta consensi da parte dei pacifisti del Pd. I quali, alla fine, si ritrovano solo in sette, per lo più cattolici, ad astenersi sulla mozione del proprio partito, troppo interventista per i loro gusti. Spiega perché, con accenti lirici, l’ex Dc Gasbarra: «Affinché l’umanità abbia un futuro sereno - ammonisce - è giunto il momento che la pace si riprenda il suo tempo».
Nel Pd fanno spallucce: il (ridotto) dissenso cattolico era messo in conto. Il testo precipitosamente depositato dal gruppo della Camera (al Senato il Pd si è ben guardato dal presentare documenti che «alla fine servono solo a consentire alla maggioranza di fare una sceneggiata sul proprio ricompattamento», come avvertiva profetico un dirigente democrat un paio di giorni fa) è stato però cambiato in extremis ieri mattina, dopo una riunione fiume dei deputati. Di fronte ad una maggioranza che, sia pur con formule ambigue, prendeva le distanze dall’interventismo a tutti i costi; e con l’alleato Di Pietro schierato a spada tratta contro i bombardamenti, il Pd rischiava di apparire come l’unico portabandiera della guerra di Libia. Non un gran viatico per l’elettorato di sinistra, alla vigilia del voto amministrativo: per questo il dispositivo è stato modificato in gran fretta, accentuando la richiesta di un’iniziativa politico-diplomatica e chiedendo un maggior impegno nella cooperazione civile. Tocca a Pierluigi Bersani l’intervento in diretta tv dall’aula di Montecitorio: il segretario sferza lo «spettacolo indecoroso» dato dalla maggioranza, che ha «inscenato una pantomima» solo per sanare un «conflitto internazionale tra Arcore e Via Bellerio».