Pdl-Lega dicono stop ai giochi di Palazzo: "Altrimenti si voterà"

Bossi preferisce le urne ai governi tecnici. Alfano vede il 2013 con una coalizione da allargare su singoli provvedimenti

Roma - Le urne stavolta sembrano davvero dietro l’angolo, un traguardo non cercato ma pur sempre migliore dei «giochini di palazzo» (Alfano) o dei governi tecnici che inquietano Umberto Bossi. L’extrema ratio è presa in considerazione dal quartier generale Pdl e anche dalla Lega, che al voto ci andrebbe controvoglia e con poco vento in poppa (sondaggi sotto l’8%, cioè due punti e mezzo persi dal 2010), ma che è disponibile in caso di rotta solo a quell’opzione, come spiegato chiaramente da Bossi al capo dello Stato. Gennaio e non aprile, se proprio voto dev’essere, per comprimere quanto più possibile il pericoloso vuoto (speculativo).
Ma ci sono altre strade ancora da tentare, per quanto strette, considerati anche i mal di pancia del Pdl e i parlamentari che traslocano (gli ultimi due sono passati all’Udc). Una è quella di Alfano, che punta a tenere la barra al 2013. Si può allargare, dice il segretario del Pdl, ma sui singoli provvedimenti, per affrontare e superare l’attuale crisi economica. Questo implicherebbe un cambiamento di rotta anche per la maggioranza, cioè mettere da parte i progetti di legge più discussi (sulla giustizia, in primis) e lavorare su provvedimenti che l’opposizione non potrebbe rifiutare pregiudizialmente senza passare da «sfascista». Questa, che è anche una strategia per giustificare un voto anticipato, è confermata da Brunetta con un intervento sul sito della sua Free Foundation: «Le opposizioni, se vogliono un altro governo, abbiano il coraggio di misurarsi nelle elezioni. Altrimenti collaborino in parlamento alla realizzazione delle riforme».
L’allargamento vero e proprio, che fino a qualche tempo fa mirava all’inclusione dell’Udc, sembra ormai tramontato. Proprio il partito di Casini è diventato la scialuppa dei transfughi Pdl, deputati in cerca d’autore (oppure, più prosaicamente, in cerca di più visibilità politica), mentre Denis Verdini è impegnato, sull’altro fronte, a chiudere le falle e semmai aumentare la ciurma. Il leader centrista, poi, ha messo una condizione irrevocabile per ogni trattativa: un passo indietro del premier. Tra l’altro i sondaggi stanno dando ragione all’antiberlusconismo moderato di Casini, che sale le classifiche del gradimento personale, mentre la sua Udc supera il 7%.
Altra è la strada cui pensano alcune fette del Pdl e anche della Lega. Cioè la prosecuzione di questa stessa maggioranza, unica legittimata democraticamente, ma con un cambiamento nella premiership, per allentare le pressioni delle opposizioni. Ma anche questo dovrebbe nascere da una decisione del Cavaliere, come sintetizza Maurizio Paniz, dopo un’intervista riletta dalle agenzie di stampa come un invito a Berlusconi a dimettersi: «Non ritengo debba lasciare, perché ha carisma e autorevolezza» precisa l’avvocato bellunese. Ma se invece «spontaneamente Berlusconi decidesse di fare un passo indietro, io sarei contrario a un governo tecnico. Penso invece che dovrebbe esserci un governo di questa maggioranza», con in pole Letta o Schifani. Ma quanto sia improbabile una via di questo genere lo mostra lo stesso Paniz, che poco dopo in radio prevede un Berlusconi destinato a mangiare non solo il panettone, ma «anche la colomba, fino al 2013».
A meno di incidenti parlamentari, che sono frequenti ma che, sulla fiducia, sarebbero mortali. E già martedì prossimo si ragionerà di questo, perché torna alla Camera il ddl sul rendiconto dello Stato, che già ha fatto male alla maggioranza (caduta sul primo articolo, più per sciatteria che per altro). Dipenderà dalle alchimie numeriche, ma se le cose vanno male si terrà ferma la linea del Piave: o Berlusconi o voto.