«Il Pdl? Mi piacerebbe entrasse anche Bossi»

Roma«Ho mollato».
In che senso? È uno scoop?
«No, per carità. Sto solo rientrando a casa, dopo giorni di lavoro ininterrotto».
Ok. Ma cos’ha pensato quando Silvio Berlusconi, eletto presidente del Pdl, non ha subito nominato i coordinatori? Ha temuto un ripensamento?
(Denis Verdini sorride, sta al gioco, in attesa di rientrare nella sua Firenze). «Figuriamoci! Ci ha chiamati sul palco, dando per scontata la nomina. E poi, anche per lui è stato un momento di grande commozione ed euforia».
Dopo la provocazione, il bilancio post-Congresso.
«Beh, direi estremamente positivo».
Le dobbiamo credere sulla parola?
«No, parlano i fatti, contano i numeri. Ed è impressionante il dato del 97,6% di delegati che vi ha preso parte. Tutto ciò dimostra la grandissima voglia di politica che riesce ad esprimere la nostra classe dirigente».
“Mea culpa” organizzativi?
«Abbiamo fatto del nostro meglio e credo abbia funzionato tutto molto bene: accrediti, catering...».
Già, però quel recinto in sala per i giornalisti, lontani dal palco...
«Abbiamo solo cercato di dare più ordine. È un’abitudine, vista la presenza di Berlusconi, evitare che ci sia un flusso eccessivo di persone, anche per tutelare gli stessi giornalisti. In ogni caso, ci dispiace se in qualche modo abbiamo mancato».
Passiamo ai contenuti. Gianfranco Fini ha rilanciato la «stagione costituente» e per lei non è «iattura o eversione» la modifica della prima parte della Carta.
«Non bisogna dimenticare i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Oggi sono superati gli schemi ideologici d’un tempo: lo ha detto anche Fini, con garbo, rendendomi felice. E così, oltre al riferimento di Europa, si potrebbe inserire la condanna a tutti i totalitarismi del Novecento. E perché no, anche la parola “libertà”, come avviene in tante altre costituzioni».
Tutti d’accordo, intanto, sulle modifiche da porre alla seconda parte della Costituzione.
«Sì, è obsoleta in tanti suoi passaggi e va modernizzata. In quest’ottica si lega pure il presidenzialismo».
Purché ci siano adeguati contrappesi?
«Il bilanciamento è necessario, ed è indispensabile l’equilibrio dei poteri. Però, dobbiamo capire che il mondo corre, e lo fa in maniera veloce. Quindi, non possiamo avere centomila emendamenti, ad esempio, sulla Finanziaria. Il Parlamento deve esprimersi autonomamente, ma in maniera più rapida sulle politiche del governo».
La strada del Pdl porta al bipartitismo, che fa rima con referendum, altro nervo scoperto.
«Partiti con una lunga storia hanno rinunciato alla propria bandiera, aderendo al Pdl, che ha una forte vocazione maggioritaria, anche per semplificare la vita ai cittadini. In molti, nel 2006, aderirono al comitato referendario, a causa dell’eccessiva frammentazione scaturita dalle urne. Ma nel 2008, con la stessa legge, ciò non avvenne e ci fu un risultato straordinario, con soli 5-6 gruppi».
Sì, ma il referendum incombe. Che si fa?
«Oggi la sua necessità si è attenuata, ma rimane in piedi la visione di somigliare sempre più alle democrazie occidentali bipartitiche».
La Lega però non ne vuole sentir parlare.
«Me ne rendo conto. Man mano che il tempo passa, però, le nostre differenze sono sempre meno marcate. E ottenuto l’obiettivo del federalismo, grazie pure al grande sostegno del centrodestra, si tende a rallentare la differenziazione».
Sta dicendo che vorrebbe un matrimonio tra Pdl e Carroccio?
«A me non dispiacerebbe un partito composto anche dagli amici della Lega. E l’alleanza con loro è molto più importante di altre questioni. Detto questo, sul referendum c’è bisogno di aprire un dibattito, ma credo verrà lasciata libertà di scelta».
Altro nodo: testamento biologico.
«Occorre misura e prudenza. Il concetto base rimane il “no all’eutanasia”. Poi, al suo interno, si può discutere».
Sicuro che non ci saranno correnti interne?
«Sicurissimo, sarebbe un peccato».
Udc. Casini pronostica per Fini un continuo “stop and go”.
«Sarà un “go and go”».
Centristi: dentro o fuori?
«Mi dispiace molto che non siano della partita. Anche perché facciamo parte della stessa famiglia nel Ppe e abbiamo portato avanti, fino al 2006, battaglie comuni. Non a caso Berlusconi ripete che le porte sono aperte».
Torniamo al Pdl, chiudiamo con una curiosità. Avete scelto la sede degli uffici di presidenza?
«La stiamo ancora cercando. Finora abbiamo visionato alcuni appartamenti in Piazza di Montecitorio e Piazza del Parlamento».